Perché la Mercedes sarà sempre grata a Lauda. Il pensiero di Wolff

Wolff ricorda l’amico Lauda scomparso nel 2019 e sottolinea quanto importante sia stato il suo contributo in Mercedes.

Niki Lauda e Toto Wolff (©Getty Images)

Se non ci fosse stato Lauda è probabile che la Mercedes non avrebbe ottenuto tutto quello che ha ottenuto in un lasso di tempo così breve. Dal suo rientro nel Circus avvenuto nel 2010 sulle ceneri dell’allora Brawn GP, ex Honda, la scuderia della Stella ha dovuto aspettare soltanto il 2014 per cominciare a dominare e da allora non ha più smesso.

Il fatto che il marchio tedesco fosse già avanti nell’utilizzo della motorizzazione ibrida ha certamente giocato un ruolo importante, ma l’esperienza nelle corse di Niki è stata qualcosa di impagabile, un plus che alla fine ha pagato. Lo sa perfettamente, e non ha paura di riconoscerlo, lo stesso manager delle Frecce Nere Toto Wolff, che il 2019 maggio 2019 ha perso un collega, un consigliere e un amico.

“Quando ho saputo della sua scomparsa è stato uno shock, ma sono andato avanti d’inerzia. Solo al termine del mondiale mi sono reso conto che il mio confidente se n’era andato”, ha raccontato al sito ufficiale della F1. I viaggi condivisi, gli stessi alberghi, la cena come appuntamento fisso, hanno fatto sì che tra i due si creasse un rapporto alchemico.

Un vuoto avvertito anche nel 2020

Sebbene esternamente la gloriosa campagna appena conclusa da Hamilton e Bottas sia sembrata una passeggiata, per il dirigente di Vienna alcuni momenti critici hanno acuito lo struggimento per l’improvvisa mancanza.

“In alcuni frangenti avrei voluto un suo parere. Lui mi consigliava sempre quando gli domandavo cosa fare. Spesso quindi mi trovo a chiedermi “cosa avrebbe fatto Niki?”. A quel punto la soluzione appare subito chiara dato che lui era molto diretto”, ha affermato il 48enne.

Una cosa è sicura. Dall’alto dei suoi titoli e dei chilometri macinati su una monoposto, Lauda ha capito prima degli altri il valore di Ham, spingendo per l’ingaggio a Stoccarda quando l’inglese era ancora lontano dall’essere quel recordman che è ora.

Niki Lauda e Toto Wolff (©Getty Images)

Chiara Rainis