Jack Miller sbugiarda Andrea Iannone: “Non credo alla sua versione”

Jack Miller non è convinto della versione difensiva di Andrea Iannone, secondo cui avrebbe assunto l’ormone proibito dalla carne contaminata

Andrea Iannone e Jack Miller (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Andrea Iannone e Jack Miller (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Alla sentenza del Tribunale arbitrale sportivo che ha squalificato Andrea Iannone per quattro anni per il caso doping, mettendo di fatto fine alla sua carriera agonistica, gran parte del paddock della MotoGP ha risposto stringendosi intorno al pilota di Vasto. Al Maniaco non sono mancati, in questi giorni, gli attestati di stima che gli sono stati fatti pervenire dai tanti colleghi e addetti ai lavori in generale che hanno sostenuto pubblicamente la sua innocenza e l’eccessiva severità applicata dai giudici sportivi. Ma non tutti.

C’è anche chi, infatti, non crede proprio alla versione difensiva di Iannone, che ha imputato la sua positività ad un ormone proibito all’assunzione di carne contaminata. È il caso di Jack Miller, che di carne se ne intende, visto che in Australia la sua famiglia ha una lunga tradizione di allevamento. “Nella mia fattoria abbiamo a che fare anche con i bovini”, ha raccontato il futuro pilota ufficiale Ducati. “Non utilizziamo prodotti strani e, anzi, evitiamo rigorosamente il ricorso agli steroidi, ma anche se facessimo questo tipo di cose ho seri dubbi che la quantità di carne di una sola bistecca possa far risultare positivo al drostanolone chi l’ha mangiata”.

Il parere di Miller sul caso Iannone

L’australiano si fida del collegio giudicante e afferma che ad una sanzione così pesante devono necessariamente essere corrisposte evidenze pesanti. “Andrea Iannone ha preso quattro anni e non c’è molto da dire”, prosegue Miller. “Per ricevere una pena così devono esserci state prove molto solide. Sono le regole, mi spiace per lui che si sia trovato dalla parte sbagliata. Se mi chiedete se credo che la sostanza possa arrivare dalla carne, io dico di no. Queste sono le regole e queste sono le nostre vite. È davvero un peccato per lui perché è un pilota di straordinario talento e gli auguro tutto il meglio, ma sappiamo tutti cosa possiamo e non possiamo fare”.

Jack spiega infatti che la preparazione dei piloti in tema antidoping è molto dettagliata e non prevede possibili equivoci: “Noi piloti riceviamo un libro che ci dice cosa possiamo e non possiamo fare. Io sono stato nella lista di controllo della Wada (l’agenzia antidoping internazionale, ndr) e da quando sono arrivato in MotoGP sono stato sottoposto a controlli una o due volte all’anno. Quest’anno più di ogni altro: per ottenere le nostre licenze abbiamo dovuto sederci e fare un corso di tre ore e mezza con la Wada, e tutti abbiamo potuto leggere i diversi modi per evitare di finire in situazioni sconvenienti. Il materiale è lì, sappiamo cosa possiamo prendere. Per quanto mi riguarda, sono paranoico riguardo alle proteine e agli integratori perché la contaminazione è sempre dietro l’angolo e sono molto attento a tutto. Un piccolo errore può costare molto, ma esistono delle regole da rispettare per stare in questo mondo”.

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Andrea Iannone
Andrea Iannone (Foto Tullio M. Puglia/Getty Images)