Il due volte campione del mondo si racconta al Rally di Sanremo: dal ritorno della Lancia ai ricordi dei titoli iridati, fino alle emozioni vissute con Alessandro e Cesare Fiorio.
Ci sono nomi che hanno scritto pagine indelebili nella storia del motorsport e Miki Biasion è certamente uno di questi. Il due volte campione del mondo rally, protagonista di un’epoca indimenticabile al volante delle leggendarie vetture Lancia, è tornato a parlare della sua carriera in occasione del Rally di Sanremo, una manifestazione alla quale è legato da ricordi straordinari.
Ai nostri microfoni, Biasion ha raccontato l’emozione di aver contribuito al ritorno della Lancia nel mondo dei rally, un progetto che guarda soprattutto ai giovani talenti e che sta già raccogliendo importanti soddisfazioni. Spazio anche ai momenti più significativi della sua carriera, dalle vittorie che lo hanno consacrato campione del mondo fino all’indimenticabile trionfo al Safari Rally. Non sono mancati, infine, ricordi particolarmente emozionanti dedicati ad Alessandro Fiorio e a suo padre Cesare, due figure che hanno avuto un ruolo importante nella storia sportiva del marchio torinese.
Siamo al Rally di Sanremo con una leggenda di questo sport. Miki, quanto ti rende felice il ritorno della Lancia nel mondo dei rally?
Dopo tanti anni, aver contribuito al ritorno della Lancia nei rally per me è un motivo di grande orgoglio. Abbiamo lavorato a un progetto che potesse avvicinare nuovamente i giovani a questo mondo e abbiamo creato un trofeo che ha avuto un successo enorme.
Siamo già al secondo anno e proprio qui a Sanremo ben quattro piloti si giocheranno il campionato. Chi riuscirà a conquistare il titolo, il prossimo anno potrà disputare un’intera stagione come pilota ufficiale Lancia. È qualcosa di davvero importante.
Sono molto orgoglioso di vedere quanto sia cresciuto questo progetto e abbiamo ancora tanti obiettivi da raggiungere per il futuro.
Il Rally di Sanremo rappresenta una cornice meravigliosa. Quali sono i ricordi più belli che ti legano a questa gara?
Il Rally di Sanremo per me è una gara davvero particolare. Per un pilota italiano rappresentava la gara di casa nel Mondiale e questo era qualcosa di incredibile.
La prima volta che ho corso qui è stata nel 1980. Poi, a partire dal 1983, con la Lancia ho cominciato a essere molto competitivo. Ho conquistato tantissimi podi e diverse vittorie.
Soprattutto, però, le due vittorie ottenute nel 1988 e nel 1989 hanno contribuito alla conquista dei miei due titoli di campione del mondo. Per questo Sanremo avrà sempre un significato speciale per me.
Cosa significa vincere un campionato del mondo e diventare uno dei grandi protagonisti della storia dei rally?
La cosa curiosa è che, quando vinci un campionato del mondo, quasi non te ne rendi conto. Pensi subito alla stagione successiva, perché senti il bisogno di riconfermarti e dimostrare che hai vinto per le tue capacità. Hai sempre quella che possiamo definire ansia da prestazione.
Adesso, dopo tanti anni e con qualche anno in più sulle spalle, vedere che la gente continua a salutarmi, a cercarmi e a ricordarsi di quello che ho fatto mi regala una grande soddisfazione.
Mi viene da pensare che, in fondo, qualcosa di bello nella mia carriera sono riuscito a farlo.
Qual è il ricordo più bello di tutta la tua carriera?
Probabilmente la vittoria più bella è stata quella ottenuta in Africa, al Safari Rally. Dopo 19 anni di tentativi da parte della Lancia, siamo finalmente riusciti a vincere quella gara, conquistando addirittura due successi consecutivi. È stata una soddisfazione enorme.
Un altro ricordo molto bello è la battaglia del 1989 qui a Sanremo contro Alessandro Fiorio. Dopo sei giorni di gara ci siamo giocati la vittoria per appena quattro secondi.
Alla fine sono riuscito a vincere io, conquistando anche il mio secondo titolo mondiale, ma Alessandro ha dimostrato di essere uno degli avversari più difficili che abbia mai affrontato.
Per concludere, quale ricordo personale conservi di Alessandro Fiorio e di suo padre Cesare, due figure importanti nella storia della Lancia?
Alessandro era un grandissimo talento. Tante persone sostenevano che corresse soltanto perché era il figlio di Cesare Fiorio, ma secondo me quel cognome rappresentava quasi un handicap.
Tutti pensavano che potesse godere di particolari agevolazioni, ma alla fine non era certo suo padre a guidare la macchina al posto suo. Il talento doveva dimostrarlo personalmente, e Alessandro lo aveva.
Per quanto riguarda Cesare, era un grandissimo direttore sportivo. Anzi, più che un direttore sportivo, lo definirei un condottiero, capace di portare le sue truppe in battaglia e condurle alla vittoria.
Era un motivatore straordinario ed è una delle persone alle quali sarò sempre grato, per tutto quello che ha fatto per me e anche per quello che, attraverso i miei risultati, sono riuscito a restituirgli.
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