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Motociclismo

Tony Cairoli a TMW: “Wild card in MXGP? Può essere. Mi piacerebbe la Dakar”

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Antonio

Tony Cairoli si è aperto con noi di Tuttomotoriweb in una lunga intervista dove ha affrontato diversi temi del suo passato e del suo futuro.

La MXGP continua ad entusiasmare i tifosi con un campionato davvero equilibrato. Naturalmente non fa più parte della sfida il nostro Tony Cairoli, che dopo una carriera da leggenda ha deciso di ritirarsi alla fine del 2021. Il rider siciliano ha scritto pagine fenomenali di questo sport ed ha lasciato ancora al top.

Nell’ultimo campionato, infatti, ha portato a casa comunque diverse vittorie e podi dimostrandosi ancora a livello dei migliori. In questo 2023 però Cairoli è rientrato in MXGP come team manager del Red Bull KTM Factory Racing. Noi di Tuttomotoriweb.it lo abbiamo intervistato in esclusiva e gli abbiamo chiesto dei suoi piani per il futuro.

Per te decidere di lasciare la MXGP è stato sofferto?

No dai, era tempo che ci pensavamo, non è stata una scelta sofferta. La cosa che mi preoccupava di più è se mi mancasse la moto, ma comunque ci vado sempre.

Quando hai capito che era arrivato il momento di smettere?

Gli ultimi anni sono stati abbastanza difficili. Anche perché ci sono stati un po’ di infortuni, anche se non gravi, mi hanno un po’ rallentato. Stare a quel ritmo lì se non ti alleni costantemente il recupero è un po’ più lento di prima ed è un po’ più difficile da questo punto di vista.

C’è la possibilità di rivederti in pista come wild card?

Può essere, non si sa mai.

C’è già un nuovo Tony Cairoli in MXGP?

Non penso, anche perché è Jeffrey quello che domina in questo momento. Di italiani c’è un bel seguito sicuramente, stanno venendo fuori dei bei ragazzi sia in MX2, che in MXGP dove abbiamo Mattia che ha fatto delle belle gare, Forato anche lui. Però da lì ad essere in lotta per il campionato c’è ancora da lavorare, però sono giovani quindi può essere.

I media italiani hanno tenuto la luce spenta sul motocross nonostante ci fosse un campione come te che vinceva tutto. Cosa bisogna fare ancora per fare visibilità a questo sport?

Questa è una domanda che sento da 20 anni. Penso che purtroppo non c’è tanto da fare.

Qual è stata l’emozione più grande della tua carriera?

L’emozione più grande la vittoria del primo titolo. Poi sicuramente la nascita di Chase anche quello.

Ci racconti un po’ la tua esperienza negli Stati Uniti? Com’è andata e cosa ti ha lasciato

L’esperienza negli Stati Uniti è nata anche quella un po’ per gioco. Mi ero ritirato e avevo del tempo per capire e andare a fare qualche garetta lì. Ovviamente non eravamo preparati sia con la moto, che con me stesso. Ci hanno dato l’ok solo un mese prima della prima gara e quindi non eravamo al top. Ci siamo divertiti, abbiamo fatto qualche bella garetta. Ovviamente è un campionato che mi piace molto com’è organizzato, come lavorano sulle piste e tutto e quindi è stato veramente figo.

L’ultima volta che ci siamo sentiti mi dicesti che era tua intenzione mettere su una sorta di “scuola” per giovani talenti, un po’ come l’Academy di Valentino Rossi. A che punto sei?

Diciamo che questo ingresso da team manager, che non era programmato, questa cosa è un po’ slittata.

Come hai visto Valentino dopo le moto ha cominciato a correre con le auto. C’è qualche progetto simile anche per te in futuro? Cosa ti piacerebbe fare?

L’unica cosa che mi piacerebbe fare è la Dakar, in macchina mi piacerebbe farla. Però altri progetti per adesso non ce ne sono.

Il tuo nome è legato a doppio filo con KTM che è un marchio che ha vinto praticamente ovunque. Cosa ne pensi del loro impegno in MotoGP?

KTM sta investendo davvero tanto e l’obiettivo loro è di arrivare al top anche lì. Già si vedono i risultati in poco tempo. Hanno fatto un lavoro fantastico. Quest’anno non so ma sicuramente presto lotteranno per il Mondiale.

Chi vince quest’anno la MXGP?

Penso Jeffrey (Herlings).

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