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Perché la Ferrari è stata venduta agli Agnelli? Ecco la verità

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Davide Russo

Enzo Ferrari, dopo aver creato un’azienda gioiello fu costretto a cedere. Nel momento in cui si guardò intorno arrivarono i capitali degli Agnelli.

Il Drake è stato capace di trasformare un sogno in una solida realtà. La casa modenese ha rivoluzionato il mondo delle quattro ruote, grazie ad uno stile inimitabile e soluzioni tecniche spaziali. Quando usciva una Ferrari il mondo intero si fermava. Oggi, sarà anche per il mondo social che viaggia ad una velocità impressionante, l’hype passa in fretta.

Acquisto Gianni Agnelli Ferrari (Ansa) tuttomotoriweb

La Ferrari ha intrapreso anche una direzione nuova con una evoluzione che investirà il marchio nei prossimi anni. Già l’uscita di un’auto a ruote alte come la Purosangue rappresenta un incredibile novità. L’esclusività dei modelli è rimasta invariata, anzi forse i prezzi e le tecnologie sono anche aumentati rispetto al passato, ma con una gamma così allargata i risultati sono stati strepitosi nel 2022.

La casa modenese ha chiuso con risultati record. Il fatturato di 5,1 miliardi (+19% rispetto 2021) e un ebitda rettificato di 1,8 miliardi (margine del 35%) hanno spinto la Rossa più in alto che mai. I piani futuri, annunciati dal Presidente John Elkann, prevedono il lancio della prima supercar full electric. Sarà una novità epocale per un team che ha, sin qui, sempre tenuto in alto la bandiera del made in Italy.

I prezzi delle vetture della casa italiana sono in linea con il prestigio e la qualità dei materiali usati. Sin dalla sua origine Enzo Ferrari ha puntato con decisione su progetti esclusivi, dove il lusso faceva da padrone. Le Ferrari sono sempre state per pochi privilegiati. Forse anche la vettura elettrica volerà sul mercato, ma appare più un obbligo che una scelta di crescita vera e propria. Il mondo è cambiato e le case costruttrici sono state costrette ad adeguarsi alle scelte politiche. I periodi difficili sono avvenuti anche in passato.

Ferrari, l’intrigo con gli Agnelli

Scomparso il figlio Dino, Enzo Ferrari decise di avere un confronto con Vittorio Valletta, numero 1 della FIAT. Le due aziende avrebbero continuato ad avere rapporti positivi e Valletta ottenne l’ok per usare alcuni motori prodotti dalla Ferrari per le berlinette del Lingotto. A quel punto, nel pieno di una crisi, la Ferrari finì nel mirino degli americani.

Collezione Ferrari (Adobe) tuttomotoriweb

Ford era sempre stato un acerrimo rivale dell’italiano e voleva mettere le mani sulla Rossa, mentre i piani in America videro una GM muoversi per prendere informazioni sull’acquisto del marchio. FIAT e Alfa Romeo strinsero un accordo per rilevare in futuro parte della Ferrari. A quel punto Gianni Agnelli, interessato alle sorti del Cavallino, intervenne perché non voleva in alcun modo che il marchio finisse nelle mani di investitori stranieri.

L’Alfa Romeo si tirò fuori dall’affare a causa di alcuni problemi interni, e la FIAT rimase da sola ad interessarsi dell’operazione di acquisizione. Tra l’Avvocato e il Drake ci fu un primo consenso nel 1968. Il giorno 18 giugno 1969 arrivò, finalmente, l’acquisto del 50% del pacchetto azionario da parte del rampollo della famiglia piemontese.

Ford? No, grazie.

La Ford, diversi anni prima, aveva messo sul piatto 18 milioni di dollari per l’acquisto. Enzo rifiutò categoricamente. In seguito Enzo voleva 6 miliardi per 2/3 dell’azienda, la FIAT chiuse a 4. Il primo versamento di 2,125 miliardi di lire per il primo 50% avvenne subito, il restante 50%, alla morte del Drake, venne passato per il 40% alla casa torinese e il restante 10% al figlio Piero.

Il figlio del Drake continua a godere di una posizione privilegiata all’interno dell’azienda, senza aver mai dovuto subire pressioni per la Presidenza. Enzo amava così tanto la sua creatura che non avrebbe mai voluto vederla “imbastardita” dagli americani. In pista e fuori, il marchio del Cavallino Rampante ha fatto la storia, diventando la squadra con più mondiali nella storia della F1. I successi commerciali, del resto, sono la diretta conseguenza di una fama internazionale.

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Davide Russo

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