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Come funziona il sistema Tutor? Svelati i suoi segreti e come evitare le multe

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Giovanni Messi

Il Tutor è una tecnologia abbastanza moderna, che viene utilizzata per controllare la velocità in autostrada. Ecco come funziona di preciso.

Oggi vi parleremo di uno dei sistemi più interessanti che sono stati prodotti negli ultimi vent’anni per quello che riguarda le nostre autostrade, vale a dire il Tutor. Chiunque sia abituato a viaggiare saprà benissimo di cosa stiamo parlando, visto che è ormai in funzione da quasi vent’anni, e sicuramente si è trattato di un bel passo in avanti sul fronte della sicurezza in strada.

Tutor ecco come funziona (ANSA)

Il Tutor controlla infatti la velocità media, segnalando eventuali infrazioni, in maniera del tutto automatica, direttamente al comando della Polizia locale. Nelle prossime righe, ve ne sveleremo di preciso ogni tipologia di funzionamento, nella speranza di darvi una mano nel cercare di evitare quante più multe possibili.

Tutor, ecco come funziona questo metodo di controllo

Il Tutor è stata una delle più grandi invenzioni che riguardano la sicurezza sulle autostrade, e che in Italia è attivo ormai dal lontano 2004. Viene chiamato anche SICVE, ovvero Sistema Informativo per il controllo della velocità, ed i suoiI  primi utilizzi avvennero su alcune autostrade italiane e sue controllate.

Si tratta di un sistema di misurazione della velocità media dei veicoli, ed infatti, si distingue abbastanza nettamente rispetto ai semplici Autovelox. Ad oggi, oltre che sulle autostrade, lo si può trovare anche su raccordi e circonvallazioni, e dal 2012 è attivo anche un sistema abbastanza simile, chiamato Vergilius e che si trova su alcune strade di competenza dell’ANAS, che permette anche di controllare la velocità istantanea.

La storia del Tutor parte da molto lontano ed affonda le proprie radici addirittura in Svizzera, dove c’era la necessità di tagliare le velocità massime che raggiungevano le vetture. Si iniziò a capire che l’Autovelox non era efficace, perché gli automobilisti rallentavano nel tratto in cui era situato questo sistema, per poi riaccelerare dopo averlo superato.

Era invece necessario un qualcosa che richiedesse una velocità costante, senza portare chi guidava ad eccedere per lunghi tratti. In Italia fu presentato nel 2004, ed entrò in vigore il 23 dicembre del 2005. A questo punto, è bene iniziare a spiegare quello che è il suo funzionamento preciso.

Esso è costituito da una serie di postazioni che sono similari a quelle degli Autovelox, che sono collegate ad una sorta di computer il quale si occupa di controllare le velocità medie con le quali percorrono un certo tratto di autostrada. Infatti, la differenza principale sta nel non controllare la velocità istantanea, ma quella media, che viene tenuta da un veicolo tra le due stazioni, quella di entrata e quella di uscita, che sono lontane anche di decine di chilometri, costringendo gli automobilisti a procedere ad andatura ridotta e costante.

Ovviamente, anche in presenza di questo sistema deve esserci apposta una specifica segnaletica, che avverta tutti che stanno entrando in un tratto dove viene verificata la velocità media. Giusto per completare la spiegazione, va segnalato che questi sono dei controlli a campione, ovvero che non tutte le auto che entrano in una zona dove è attivo tale sistema vengono controllate, ma è ovvio che, non sapendo di essere sotto analisi o meno, tutti tendono a rallentare.

Insomma, si tratta di uno strumento che può essere molto più utile di un normale Autovelox, che oltre ad essere praticamente inutile ha sempre causato gravi pericoli come brusche frenate anche in tratti veloci. Se volete evitare le multe, tenete una velocità costante e non ci sarà alcun problema. Da quando esso è stato installato, è stata registrata una diminuzione del 25% della velocità massima e del 15% di quella media, il che rende bene l’idea di quanto sia stato utile e di quanti incidenti può aver evitato.

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Giovanni Messi

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