Quaresmini a TMW: “Corro con gli occhi della vittoria di Alonso”

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Gianmarco Quaresmini, vincitore del Porsche Carrera Cup 2022 ed ecco cosa ci ha detto.

Il Motorsport ha nella Formula 1 il suo apice assoluto, ma questo non ha comunque impedito a tante Federazione di poter crescere e diventare sempre più seguita, come il caso che è accaduto al Porsche Carrera Cup che anche quest’anno è stato vinto da Gianmarco Quaresmini, un ragazzo che abbiamo avuto il piacere di intervistare.

Quaresmini driver Porsche (Ombra Racing Media)
Quaresmini driver Porsche (Ombra Racing Media)

Gianmarco Quaresmini è nato a Brescia nel 1996 e quest’anno si è laureato per la seconda volta in carriera campione italiano della Carrera Cup, un traguardo che di sicuro lo ha riempito di gioia e che ha voluto raccontare a noi di TMW attraverso una lunga e piacevole intervista.

Ciao Gianmarco, partiamo dalle basi e come è nata la tua passione per il motorsport che ti ha spinto a farla diventare una professione

La passione è nata fin da quando ero veramente piccolo, avevo circa 5 o 6 anni ed è iniziata addirittura sulle due ruote con un Mini Cross che è stato regalato da mio padre. Da lì ho girato un po’ con esso, ma mia mamma non era d’accordo ritenendolo troppo pericolo, ma a 8 anni è arrivato il primo kart e inizialmente faceva solo dei giri alla pista di Lonato al martedì pomeriggio ma non avevo mai fatto gare per la paura di mia mamma e non mi lasciava gareggiare. Poi a 14 anni io e mio papà l’abbiamo convinta di lasciarmi correre e dai 14 fino ai 19 anni ho fatto il campionato italiana con la Easy Kart finendo due volte secondo e una volta nella finale internazionale, sempre secondo. Poi a 19 anni mio papà mi ha fatto fare un test con la GT3 Cup a Cremona e da lì è stato amore a prima vista con queste macchine che sono molto particolari, non hanno controlli e ABS. Sono vetture davvero molto difficili da guidare e lì quello che conta è l’abilità del pilota al volante e dove può fare la differenza. Dopo questo test è partito questo amore nei confronti della categoria e non l’ho più lasciata ed eravamo a dicembre 2015. E’ andata bene.

C’è stato un episodio scatenante che ti ha fatto capire che questo sarebbe stato il tuo lavoro e che cosa provi in pista?

Un vero e proprio momento potrebbe essere stato dopo la mia prima vittoria a Imola nel 2017 che ricordo essere stata stupenda perché è stata una vittoria molto difficile e presa sul bagnato e l’ho cercato tanto. Dopo quella vittoria arrivata in quelle condizioni ho iniziato a pensare che si poteva far bene sempre e non era arrivata a caso. Da lì in poi è cambiato il mio approccio al weekend di gara, perché prima lo vedevo come un divertimento, infatti nella vita abbiamo un’azienda in famiglia e la nostra attività, e pensavo che le corse sarebbero sempre state un’extra. Da quel momento però ho capito che poteva diventare una professione e l’obbiettivo è continuare a correre finché si potrà e i risultati lo stanno confermando.

Ci parli della Porsche con cui corri in pista e gli aspetti più duri della tua categoria?

La macchina che usiamo è totalmente priva di controllo, non ha traction, non ha ABS e è una vettura che è molto selettiva per il pilota. Inizialmente bisogna darle del lei e andare veramente cauti perché non avvisa e quando parte non la freni più. C’è bisogno di tanti test e tanta pratica e nonostante siano tanti anni che faccio parte di questa categoria, e che la macchina la conosco bene, mi stupisco come anno dopo anno in pista riesca sempre di più a migliorare.

Saresti pronto a un passaggio a una competizione completamente elettrica?

Sinceramente no perché io sono ancora della vecchia generazione, a me piace sentire il rumore del motore e so che non sarà facile ma andando avanti mi dovrò abituare all’elettrico perché questa è la strada che ormai è tracciata, ma finché si può io non abbandono il caro vecchio motore.

La tua passione inizialmente era partita con le moto, ti vedi in futuro ancora con le due ruote?

No, assolutamente no, ormai l’amore per le quattro ruote non verrà scalfito. Da piccolo ho iniziato con le moto perché me l’aveva regalata mio papà da piccolo, ma penso che se al suo posto mi avesse regalato subito il kart non avrei nemmeno provato una moto. Mi piacciono ma non mi trasmettono nemmeno la metà di quello che provo quando vado con le quattro ruote.

Ti piacerebbe in futuro correre per un’altra categoria?

Sicuramente la porta è aperta per qualsiasi tipo di competizione, resta il fatto che è difficile anche solo spiegare quello che trasmette questa categoria. Io ho provato un Ferrari 488 GT3 e ho fatto la 6 ore di Roma. Bellissima vettura, facile da guidare, sono andato subito molto forte, ma una volta sceso mi sono reso conto che mi dava quella sensazione e quell’adrenalina della Carrera Cup.

C’è qualche pilota italiano, oltre a te, che può spiccare nel mondo dell’automobilismo?

Assolutamente sì, restando nel mio ambito vi dico di seguire il compagno di squadra Leonardo Caglioni che quest’anno non ha raccolto quello che meritava perché in diverse occasioni è riuscito anche a fare meglio di me, come con la sua Pole a Monza. Siamo stati su un ottimo livello entrambi e appena sarà più fortunato può fare molto bene e glielo auguro. In ambito generale abbiamo sicuramente Andrea Kimi Antonelli che è già sotto contratto con Mercedes e lui è uno dei grandi favoriti per poter arrivare nell’automobilismo che conta.

Cosa ne pensi di grandi campioni, come Fernando Alonso, che continuano nel Motorsport pur non ottenendo più grandi risultati?

Senza saperlo hai citato il mio pilota preferito e ho sempre tifato Fernando Alonso e lo adoro perché, nonostante non sia più giovane, nei suoi occhi si vede ancora la fame e la voglia di vincere e io continuerò finché sentirò lo stesso. Quando mi accorgerò che non sarà più così è inutile andare avanti a correre, quindi lo comprendo. Anche il caso di Valentino Rossi è lo stesso, perché quando hai quella passione che ti tiene vivo vai avanti e continui.

Meglio la vittoria nel 2018 o nel 2022?

Tutta la vita il 2022 e ci tengo a spiegare il perché. Nel 2018 ho vinto il titolo italiano ma è stato un anno doveva avevo due avversari molto forti come Alessio Rovera e Tommaso Mosca che sulla carta erano i favoriti, ma Alessio non ha preso parte a due gare causa la concomitanza con il campionato francese e ho avuto di recuperare molti punti, mentre Tommaso nella gara al Mugello si è rotto una gamba e ha saltato due gare, dunque sono stato bravo a sfruttare l’occasione e ne ho approfittato. Quest’anno invece io e il Team Ombra eravamo i favoriti e in tutti i weekend eravamo sempre tra i primi in pista e grazie a questo abbiamo vinto il titolo costruttori e quello piloti, quest’ultimo ottenuto con 50 punti sul secondo a una gara dal termine, è stato un anno praticamente perfetto.

Quindi possiamo solo ringraziare Gianmarco Quaresmini per la bella chiacchierata e augurargli il meglio per la sua carriera.