Ormai prossimo alla sua ultima apparizione nel Circus Vettel fa un bilancio della sua carriera e svela qual è il pilota più forte incontrato.
Il conto alla rovescia per Sebastian Vettel è cominciato. Fra pochi giorni sarà tutto finito. Dopo quindici anni di onorata carriera nel Circus, il tedesco saluterà la compagnia, per dedicarsi alla famiglia, all’ambiente e chissà a cos’altro. Talento precoce delle quattro ruote scoperte dopo appena una stagione di apprendistato, nel 2008 firmerà il suo primo successo in gara, in una Monza bagnata, al volante della Toro Rosso.
Passato in Red Bull l’anno successivo, nel 2010 sarà già l’inizio della sua era. Quattro i Mondiali conquistati di fila, prima della conversione al motore ibrido che premierà la Mercedes. Due volte vice-campione con la Ferrari nel 2017 e nel 2018, verrà mandato via a fine 2020 per riparare alla deludente Aston Martin.
La mancanza di risultati a Maranello, coniugata a quella con il team di Silverstone, ha fatto preferire all’asso di Heppenheim l’uscita di scena, piuttosto che una permanenza mediocre e senza speranza.
Ormai in pieno mood da mese di giugno in quinta superiore, il 35enne ha ripercorso il suo periodo in F1 identificando un unico vero grande avversario. Sarà stato Lewis Hamilton? No. Forse Fernando Alonso? Neppure.
Ebbene, a mettere veramente in crisi l’erede spirituale di Schumacher è stato Kimi Raikkonen. Ultimo iridato con la tuta rossa nel 2007 e successivamente suo compagno di squadra dal 2015 al 2018.
“Il suo talento naturale non ha eguali. In particolare in termini di velocità pura“, ha affermato convinto al podcast Beyond the Grid. “Il suo valore lo ha dimostrato con ogni genere di macchina. Se ci fosse una disciplina in cui si salta da un tipo di veicolo ad un altro, in dieci giorni sarebbe in grado di doppiare chiunque. E’ qualcosa che gli viene spontaneo. Non ha bisogno di tempo per adattarsi“, ha riconosciuto con onestà e ammirazione. “Basta dargli un volante e lui saprà immediatamente cosa fare“.
L’abilità di Iceman di spremere subito al massimo il mezzo meccanico a disposizione, sarebbe dunque la prova lampante del suo essere un fuoriclasse. “A volte questa sua capacità dà quasi fastidio. Tu sei lì che fatichi a capire la pista e le condizioni. Lui, invece, prende, entra e all’istante è competitivo“.
La stima e il rispetto per il professionista, si mescola al buon rapporto personale avuto con il 43enne, notoriamente accomodante e poco incline allo scontro. “E’ probabilmente il collega di marca con cui mi sono trovato meglio. Forse perché era molto diretto. Non abbiamo mai litigato. E quando ci è capitato di entrare in collisione in pista, ne abbiamo sempre parlato tranquillamente, magari facendoci una risata”, ha confessato sostenendo che nulla ha mai compromesso o destabilizzato il loro legame.
Molto attento ai rapporti umani, il portacolori della verdona ha ricordato il primo incontro avuto con il finnico. Un amore a prima vista, proprio per la sua attenzione e cura.
“Al mio debutto nel paddock strinsi mani e salutai, ma dall’altra parte c’era distacco. Con Kimi fu diverso. Lui mi guardò negli occhi. Il suo modo di relazionarsi con la gente è eccezionale“, ha chiosato con un altro apprezzamento.
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