Il flop del concept della vettura 2022 ha posto un importante interrogativo al box Mercedes. Il boss Wolff rivela le perplessità interne.
La situazione è complessa, questo si sa, anche se rispetto a come era partita la stagione è nettamente migliore. Ad otto round dalla fine la Mercedes rappresenta la terza forza in campo con 316 punti contro i 475 della Red Bull. Dunque non ha assolutamente più chance di vincere il Mondiale e confermarsi per la nona volta consecutiva la più forte tra i costruttori.
Se dopo Montreal con i ritocchi alla normativa sul porpoising aveva dato cenni di ripresa, firmando diversi podi con una o due macchine, a Spa ha fatto un nuovo passo del gambero. Nel giro di poche settimane si è passati dalla speranza di almeno successo, alla preoccupazione.
L’ennesimo aggiornamento al regolamento operato proprio in occasione del GP del Belgio ha evidentemente penalizzato la W13, facendo sorgere degli interrogativi nello staff tecnico della Stella.
Se i sobbalzi non sono più il problema principale, l’obbligo di aumentare l’altezza da terra del fondo ha influito negativamente sulla prestazione pura. Colpa forse di un disegno ardito della macchina. La domanda che sta togliendo il sonno agli ingegneri riguarda quindi il 2023.
Come procedere? Stravolgere tutto o andare avanti per la medesima strada seppur travagliata?
“Siamo in difficoltà“, ha ammesso il team principal Toto Wolff, poco abituato a convivere con la scarsa competitività. “Non possiamo sperimentare molto in questo campionato e provare pezzi inediti. Di conseguenza qualunque sarà la direzione scelta per quello venturo dovremo ponderarla bene, perché per adesso i dati non ci danno risultati e non coincidono con la realtà”.
“Abbiamo perso in velocità e non riusciamo a capirne il motivo. Quindi nell’annata prossima, partendo con un certo deficit, dovremo assicurarci di disporre di una vettura complessivamente migliore a quella attuale“, ha argomentato.
Il dirigente austriaco non pare tuttavia essere convinto dell’esigenza di gettare via ogni cosa, specialmente quelle pance ridotte all’osso che fecero sgranare gli occhi al resto del gruppo al momento del debutto nei test invernali del Montmelo.
“L’handicap potrebbe essere nel telaio, piuttosto che nella distribuzione del peso, nella carrozzeria o bilanciamento meccanico o aerodinamico. Per cui analizzeremo ogni elemento nel dettaglio è vedremo cosa tenere e cosa mettere da parte“, ha condiviso il programma di lavoro che spettare a Brixworth e Brackley nei mesi a venire.
Il caso delle Frecce d’Argento è decisamente esplicativo per ciò che concerne la funzione del budget cap. Pur essendo un colosso, con grandi risorse a disposizione, il tetto di spesa imposto a 140 milioni di dollari, non ha permesso loro di recuperare come avrebbero voluto.
“Non abbiamo potuto rinnovare lo chassis, inoltre il peso dell’auto è eccessivo, però non abbiamo potuto alleggerirla perché dovevamo concentrarci su altre pecche“, ha rimarcato a proposito delle criticità proposte dal budget cap che, evidentemente sta facendo il gioco per cui è nato, ovvero mettere alla pari ricchi e poveri.
“L’obiettivo della FIA è stato raggiunto. Volevano che le grandi scuderie non spendessero tanti soldi e così sta andando“, ha chiosato pungente.
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