Archiviata la quinta gara stagionale di F1, il talent scout della Red Bull pare non avere dubbi su chi sarà protagonista fino ad Abu Dhabi.
Conoscendo Helmut Marko e la sua lingua biforcuta, non è da escludere che certe dichiarazioni relative a chi potrà aggiudicarsi il mondiale 2022 di F1, le abbia rilasciate per pungere la Mercedes e soprattutto Lewis Hamilton, già di suo provato psicologicamente per una W13 che non si sta rivelando all’altezza delle attese.
Dopotutto, però, non si può dargli torto. Classifica alla mano, due sono le squadre più in forma al momento, ossia Ferrari e Red Bull. Staccate di appena sei lunghezze l’una dall’altra, la prima in vetta con 157 punti, la seconda, ad inseguire, con 151, hanno già dato una vita alla Stella, ferma a 95.
Ma per il cacciatore di talenti della scuderia energetica, i team protagonisti da qui a fine campionato non sono l’unica certezza. La sua convinzione coinvolge anche i nomi dei piloti.
Sergio Perez e Carlos Sainz sono stati definitivamente relegati al ruolo di supporto, di seconde guide. Ciò significa che per l’austriaco la corona sarà una storia solitaria tra il campione in carica e il “Predestinato”.
Va detto che a differenza della generale marche, quella conduttori presenta una forbice più ampia. Il monegasco comanda infatti con un punteggio di 104, mentre l’olandese è ad 85.
“Al contrario di Charles che qualche sbavatura l’ha compiuta, ad esempio ad Imola, Max ha guidato alla perfezione in ogni gran premio. Il nostro livello tecnico è lo stesso dei diretti avversari. A fare la differenza saranno dunque i driver e le condizioni della pista. Credo che sarà quella la chiave“, ha sostenuto il 79enne ad F1i.com definendo secondario il valore delle rispettive vetture.
Con tre vittorie in tasca, il #1 vanta due aspetti che psicologicamente potrebbero giocare a suo favore almeno nelle corse immediatamente successive a quelle della Florida: l’aver recuperato terreno sul riferimento di Maranello, e la consapevolezza che la RB18 sta pian piano risolvendo i suoi problemi.
“Dobbiamo prendere gara per gara, perché a Barcellona potrebbe essere tutto diverso“, ha proseguito nell’analisi il manager di Graz. “Dopo l’Australia avevamo un ritardo di 40 lunghezze, e già allora dissi che sarebbe stato un duello incerto, ora siamo a meno di 20. Sarà una lotta serrata“.
Rispetto all’iridato 2021, il 24enne della Rossa è effettivamente apparso più falloso, tuttavia è possibile che una volta risolte le noie di porpoising, l’esigenza di spingere oltremodo e prendere rischi venga a meno. E a quel punto il testa a testa sarà ancora più sul filo dei centesimo.
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