Davvero un momento pessimo per Mazepin. Mandato via dalla Haas il pilota russo non potrà nemmeno più entrare nei Paesi europei.
L’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe di Vladimir Putin sta creando sconquassi. E non parliamo solo in termini di vite umane andate perdute inutilmente, ma anche di posti di lavoro saltati e tracolli economici inaspettati.
I più maliziosi potrebbero ritenere le pesanti sanzioni riservate alla Russia e alle sua casse, come il giusto contrappasso per quegli oligarchi che, immersi nel lusso (ottenuto forse legalmente o forse no), hanno finora condotto vite da sogno alla faccia dei poveri. Sicuramente la mano dell’Unione Europea ha colpito anche chi nella situazione si è trovato suo malgrado.
Un esempio è Nikita Mazepin, la cui colpa è essere il figlio del ricchissimo Dmitry, presidente di quella Uralkali che aveva dipinto la bandiera rossa bianca e blu sull’anteriore della Haas.
Dopo aver denunciato la totale infondatezza legislativa della decisione della scuderia statunitense di appiedarlo a seguito dello scoppio del conflitto bellico, in opposizione al vademecum stilato dalla FIA, secondo cui è possibile continuare a schierare atleti provenienti della Russia, il 22enne aveva annunciato la creazione dell’associazione “We Compete As One” per assistere e tutelare i suoi connazionali impegnati nello sport.
Successivamente, però, per lui è arrivata un’altra importante mazzata. Il collegio del Vecchio Continente lo ha iscritto, assieme al padre, nella lista nera. Ciò significa che nessuno dei due potrà entrare in territorio Schengen.
“Dmitry è coinvolto in settori economici che forniscono una fonte sostanziale di reddito al governo della Federazione Russa, responsabile a sua volta dell’annessione della Crimea e della destabilizzazione dell’Ucraina“, si legge sulle motivazioni.
L’incidente scatenante di questo pugno di ferro sarebbe un incontro avvenuto lo scorso 24 febbraio, ovvero proprio il giorno dello scoppio della guerra, tra il Presidente Putin e il 53enne di Minsk, assieme ad una trentina di uomini. “Ciò significa che fa parte della sua cerchia di amici“, prosegue il documento, ipotizzando che possa esserci anche lui dietro alle azioni perpetrate in territorio ucraino.
Per quanto concerne Nikita, invece, il problema sarebbe il collegamento diretto (e ovvio) con il papà, “un rilevante uomo d’affari, coinvolto in settori economici che forniscono una sostanziale fonte di reddito al governo della Russia“, la sentenza.
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