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Il segreto di Lewis Hamilton? Una ragazza che fa gare poco convenzionali

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Oscar Slaifer

In Inghilterra spopola il programma The Fast and the Farmer-ish. Tra le protagoniste c’è una persona vicina ad Hamilton.

I piloti di solito hanno una passione sola: quella per la velocità. Guiderebbero qualsiasi cosa per provare quelle sensazioni. C’è chi poi ha da sempre la passione per la guida e si diverte a portare qualsiasi mezzo, anche quello più strano. Chi non ricorda Kimi Raikkonen e le sue gare con i tosaerba, che è possibile ammirare nella rete. Ebbene, c’è qualcun altro che si diverte a passare dalla F1 a dei mezzi poco convenzionali ed è Ellie Pacey.

Ellie Pacey (foto account ufficiale Facebook)

Di solito la ragazza inglese lavora sulla vettura di Formula 1 di Lewis Hamilton, perché è una collaudatrice Mercedes. Ma nel tempo libero, gareggia anche con un mezzo particolare: un trattore.

Pacey, dalla F1 alle corse in trattore

La 21 anni è un’assidua frequentatrice di questo tipo di eventi, che piano piano in Inghilterra sta avendo una certa visibilità. Tanto che è diventata una delle regine di un programma dedicato a queste corse, che va in onda sul canale BBC Three, The Fast and the Farmer-ish, dove squadre di giovani agricoltori provenienti da tutto il Regno Unito si mettono al volante di diversi trattori per competere tra di loro.

La Pacey fa parte delle Diva Drivers, team formato da sole donne del Leicestershire, e corre con un trattore Valtra rosa. Lei che, tra le altre cose, è stata incoronata Miss Northamptonshire nel luglio 2020 e ha partecipato alle finali di Miss England, ha da sempre la passione per i motori.

Ma le gare col trattore sono davvero quello che di più lontano c’è dal mondo della velocità. Infatti qui i trattori sono modificati per portare dei pesanti traini e competono sulla distanza di 100 metri. Vince chi riesce a tirare più lontano il proprio carico. Quindi si tratta di una gara di potenza. Altro che brivido del pericolo.

Sono andata al mio primo evento quando avevo due settimane“, ha raccontato in una recente intervista la Pacey, che ha iniziato a gareggiare all’età di otto anni, guidando quello che descrive come un “tosaerba” rosa brillante e con l’età è passata a macchine più grandi.

Una passione arrivata fino in F1 da Hamilton

Insieme a suo padre, la Pacey è tra i piloti di maggior successo nel Regno Unito, tanto che è finita seconda nel campionato britannico la scorsa stagione. Ed è proprio usando questi trattori e riparandoli che ha sviluppato la passione per la meccanica. “Mio padre mi ha sempre chiarito che, anche se ero una ragazza, dovevo comunque lavorare sul mio trattore e farmi coinvolgere in lavori manuali – ha raccontato -. Ha detto, ‘Solo perché sei una ragazza, non te la caverai'”.

L’interesse di Pacey per i motori l’ha portata al college tecnico della Silverstone University, dove ha studiato ingegneria e qui ha ottenuto un apprendistato come collaudatrice per il team Mercedes AMG.

“Ho sempre saputo di voler lavorare nell’ambito dell’ingegneria, ma non sapevo bene cosa fare. Mi piaceva la meccanica, ma pensavo tra me e me, essendo una ragazza, probabilmente non sono abbastanza forte per fare qualcosa come riparare auto o camion, che era quello che faceva mio padre”. E invece con tenacia ce l’ha fatta.

Più donne in F1 e non solo

Certo è che il mondo della Formula 1 e dell’ingegneria sono ancora dominati dagli uomini. Ma se per il secondo qualche passo in avanti c’è stato, per il primo solo adesso si vede qualche possibilità. L’ultima donna a correre in un Gran Premio di Formula 1 è stata la pilota italiana Lella Lombardi, nel 1976. Da allora altre tre donne hanno partecipato alle fasi di qualificazione di un Gran Premio.

Oggi è stata creata la W Series, un campionato monomarca di vetture a ruote scoperte che ha l’obiettivo di incoraggiare la partecipazione femminile al mondo delle corse automobilistiche. Ma per la Pacey non basta: “Quando stavo crescendo, non mi è mai stato detto che non potevo fare nulla perché ero una ragazza. Voglio che altre ragazze interessate a queste cose mi guardino e pensino, ‘oh, beh, lo fa’”.

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