F1, l’Arabia Saudita impone un dress code: è polemica

In vista del primo GP dell’Arabia Saudita della storia della F1, il Paese rende nota una lista dell’abbigliamento che non potrà essere indossato.

Presentazione GP Arabia Saudita (©F1 Official)

Ebbene sì. Come a tutti gli eventi importanti che si rispettino, anche il gran premio di Gedda avrà un suo dress code specifico. A differenza degli altri Paesi Arabi toccati dalla carovana come Bahrain, Abu Dhabi e Qatar, l’Arabia Saudita si manterrà fedele alle proprie usanze senza aprirsi alle esigenze occidentali.

Nulla da eccepire, ovviamente, visto che è giusto che quando ci si reca in posto se ne rispetti cultura e usanze, ma è altrettanto vero che questo dettaglio potrebbe agevolare le polemiche già scoppiate in precedenza sulla mancanza di tutela dei diritti umani da parte del potere saudita, specialmente nei confronti delle donne.

Cosa si può indossare in circuito in Arabia Saudita

Entrando nello specifico del vademecum dal 3 al 5 dicembre nelle aree pubbliche dell’impianto non potrà essere utilizzato un linguaggio profano e neppure ci si potrà scambiare gesti affettuosi (su questo punto, nulla di diverso dalla normativa anti-Covid).

In secondo luogo, malgrado la temperatura media superiore ai 30 °C prevista per l’ultimo mese dell’anno, donne e uomini non potranno andare in giro scamiciati. In poche parole tutti dovranno indossare pantaloni lunghi e maglie a trequarti. Per quanto riguarda le ragazze non potranno truccarsi in maniera troppo evidente. Ultima raccomandazione, non si potranno sfoderare le gambe. Quindi niente minigonne, al massimo al ginocchio. Vietato altresì mettere in mostra le spalle.

Considerato che a seguito delle restrizioni per il Coronavirus il paddock è abbastanza vuoto, saranno in pochi a soffrire il caldo. Questo provvedimento potrebbe comunque essere stato accettato da Liberty Media solo per non attirarsi da subito le inimicizie degli arabi visto l’accordo economicamente proficuo per le sue casse.

Dress Code GP Arabia Saudita (©F)

Chiara Rainis