Danilo Petrucci doveva essere il nuovo leader della Ktm in MotoGP. Invece correrà nel team satellite Tech3, per colpa del “no” di un pilota, Brad Binder
Doveva essere il pilota chiamato a raccogliere il testimone di Pol Espargarò (destinato alla Honda) con i ranghi di nuovo capitano e leader del progetto Ktm in MotoGP. La Casa austriaca lo aveva chiamato e messo sotto contratto proprio con questa intenzione: per portare in dote il suo bagaglio di esperienza di ben otto stagioni nel Motomondiale ad una squadra rimasta praticamente solo con giovani ed esordienti in organico.
Invece, ieri con l’ufficializzazione dell’accordo è arrivata anche la beffa: Danilo Petrucci siederà sì su una RC16 nella prossima stagione, ma non quella ufficiale, bensì quella del team satellite Tech3. Dal punto di vista tecnico non cambia nulla, perché le quattro moto schierate dalle due squadre sono identiche in tutto e per tutto. Ma, a livello d’immagine e di prestigio, non è certamente la stessa cosa, e nessuno può negarlo.
Ma per quale motivo la Ktm ha compiuto questo clamoroso dietrofront e tirato uno schiaffo morale ad un portacolori che ha appena ingaggiato? Il motivo è che questa decisione non è stata presa dai quadri dirigenti del marchio, ma da un loro pilota. Nello specifico, da Brad Binder, il sudafricano che proprio quest’anno farà il suo esordio in MotoGP nella squadra ufficiale.
Nel 2021, il costruttore di Mattighofen avrebbe voluto retrocederlo proprio alla Tech3, per far spazio a Petrucci e a Miguel Oliveira nel team interno. Ma Binder non ha voluto compiere alcun passo indietro, e ha fatto valere il contratto già firmato, che aveva in tasca, valido anche per il prossimo campionato.
Insomma, alla fine la Ktm si è lasciata dettare le sue scelte strategiche di mercato dall’opposizione di uno dei suoi portacolori. E dai contratti firmati forse troppo frettolosamente o con troppo anticipo. Non certo il modo migliore per cominciare un nuovo matrimonio.
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