In città ci siamo abituati al fruscio dei tram, ai tacchi sui marciapiedi, al brusio dei cortili. Poi arrivano le auto elettriche: silenziose per natura, ma spesso con un rombo finto sparato dagli altoparlanti. Serve davvero? Da Amburgo arriva una proposta che sfida l’orecchio e la pazienza di chi vive la strada ogni giorno.
Le auto elettriche cambiano il paesaggio sonoro. Non hanno pistoni, né scarichi. Hanno però sistemi che possono creare rumore artificiale. Alcuni suoni sono obbligatori per legge. L’UE impone l’AVAS (Acoustic Vehicle Alerting System) sui nuovi modelli dal 2019 e su tutte le nuove immatricolazioni dal 2021. L’AVAS emette un suono tra circa 56 e 75 dB. Scala con la velocità fino a 20 km/h e in retromarcia. Serve a proteggere pedoni e ciclisti, soprattutto le persone cieche o ipovedenti. Non si può spegnere.
E poi c’è l’altra categoria. I suoni opzionali che imitano i motori a benzina o inventano identità sonore “sportive”. BMW ha collaborato con compositori. Porsche offre un “sound” dedicato sulla Taycan. Hyundai e Mercedes-AMG propongono paesaggi acustici regolabili. Alcuni li amano. Altri li detestano. La strada diventa un’arena di gusti.
E qui entra la notizia. La coalizione SPD–Verdi di Amburgo chiede un divieto nazionale dei suoni artificiali che imitano i motori termici sulle elettriche. Niente “finto rombo”, sì all’AVAS obbligatorio per la sicurezza. L’obiettivo è chiaro: ridurre l’inquinamento acustico inutile e lasciare solo ciò che fa prevenzione.
Per capire il perché, basta uscire di casa la sera. In molte vie il rumore di fondo supera i 60 dB. L’OMS collega l’esposizione cronica al rumore al rischio di ipertensione e disturbi del sonno. Anche pochi decibel contano. Un suono “di marca” non è solo un vezzo. È un segnale che entra nelle finestre dei piani bassi e nelle orecchie di chi va a piedi.
Perché il suono conta in città
Il suono dell’AVAS ha una funzione precisa: farsi notare a bassa velocità, dove gli pneumatici non coprono il passaggio dell’auto. Oltre i 30–40 km/h, il rumore di rotolamento e l’aria diventano predominanti. Il resto è estetica. Alcune città europee testano “zone quiete” o limiti più severi. La proposta di Amburgo si inserisce in questa scia: togliere il superfluo, preservare il necessario.
Chi guida teme la perdita di emozione? È un rischio. Il suono è identità. Ma l’identità può evolvere. Non deve per forza copiare il passato. Un’elettrica può comunicare presenza con toni puliti, riconoscibili, non invadenti. Gli standard già chiedono segnali chiari e udibili. Qui si parla di non aggiungere strati gratuiti.
Cosa cambierebbe per guidatori e marchi
Se il divieto passasse, i costruttori dovrebbero eliminare i preset che “mimano” il termico. Resterebbe l’AVAS conforme alle norme UE. I pacchetti “sound” diventerebbero sonorità di design, ma non imitazioni dei V8. Per i guidatori cambierebbe poco nella pratica quotidiana. In manovra si sentirebbe il segnale di sicurezza. In marcia, solo il rotolamento. Meno spettacolo, più quiete.
Mancano dati pubblici e completi sulle lamentele specifiche per “finti rombi” in Germania. Esistono però serie storiche sulla fatica acustica urbana e sui costi sanitari del rumore. Su quel terreno la richiesta di Amburgo trova trazione.
Mi torna in mente un incrocio all’alba, bicicletta e umidità nell’aria. Un’elettrica passa, l’AVAS mi avvisa, poi resta il silenzio. È questo il futuro che vogliamo? Una città che si sente respirare, dove il suono serve, ma non occupa. Forse il vero lusso, oggi, è proprio il vuoto tra un rumore e l’altro. Chi avrà il coraggio di difenderlo?

