Un abitacolo senza quadri luminosi, ma con luce che disegna informazioni dove serve. Al CES 2026 spunta un’idea semplice e spiazzante: spegnere gli schermi, accendere la plancia.
Le auto si sono riempite di display. Li tocchiamo, li puliamo, li malediciamo al primo riflesso. La promessa era ordine. Spesso è arrivato rumore. Messaggi sovrapposti, menu infiniti, dita che cercano un slide mentre la strada scorre.
Io ho provato a vivere senza schermi per un giorno. Ho coperto il display centrale con un foglio opaco. Ho usato solo i comandi al volante. Risultato? Meno stress, più strada. E una domanda: davvero ci serve tutto quel vetro?

La ragione è concreta. Ogni sguardo abbassato è distanza percorsa al buio. A 130 km/h, due secondi sono circa 72 metri. Numeri freddi, ma reali. Le statistiche sulla sicurezza parlano chiaro: la distrazione causa migliaia di vittime l’anno. Gli studi di ergonomia lo ripetono da tempo: meno strati cognitivi, più attenzione. Un’informazione chiara, vicina alla vista periferica, vince un widget ipnotico.
E qui entra il contesto. I head-up display hanno già provato a portare i dati più in alto, sul parabrezza. Funzionano, ma non sono la soluzione per tutti. Costi, riflessi, compatibilità con i rivestimenti. E poi c’è il tema estetico: interni belli, invasi da cornici nere.
La svolta arriva a metà della fiera, lontano dai riflettori. Non è un televisorino nuovo. È un’assenza. Un “meno” che promette “più”.
Al CES 2026 debutta un sistema che trasforma la plancia in un display diffuso. Un proiettore da plancia discreto illumina il rivestimento con grafiche essenziali e contenuti a richiesta. Niente vetro, niente box sporgenti. La luce usa ciò che c’è già.
La modalità guida mette l’utile davanti a tutto: velocità, limiti, frecce del navigatore. Il contenuto si adatta al materiale, e non il contrario. Se l’auto ha tessuto, le icone restano morbide e leggibili. Se c’è legno, la luce segue la venatura senza abbagliare. La promessa è una interfaccia che non urla. Sussurra.
C’è anche la parte emotiva. Nel traffico fermo, il conducente può scegliere immagini sobrie: una trama ispirata all’alba, una mappa stilizzata, un pattern che respira. Il passeggero può chiedere un tema diverso. Il sistema parla la lingua del viaggio, non quella di una TV.
Dettagli tecnici e integrazione con gli ADAS
Dettagli tecnici? Qui servono cautela. Al momento non ci sono schede ufficiali su luminosità, durata del modulo ottico, requisiti dei materiali o integrazione con gli ADAS. Non c’è un prezzo. Non c’è una data di arrivo nei concessionari. Sappiamo però cosa deve accadere perché funzioni in serie: luminosità regolata automaticamente, antiriflesso efficace al sole, zero interferenze con airbag e sensori, modalità “solo guida” che blocca contenuti ornamentali in marcia.
Il vantaggio potenziale è doppio. Meno schermi riduce peso, costi di sostituzione, e guai all’ora di un aggiornamento software. Più luce “situata” porta i dati dove l’occhio già guarda. È la differenza tra cercare un’icona e trovarla.
Mi piace pensare a un abitacolo serale, strada bagnata, motore che mormora. La luce disegna una freccia gentile sulla plancia, poi svanisce. Nessun pannello che stacca l’attenzione. Solo un invito a seguire la curva. È questo il futuro che vogliamo in auto: meno oggetti, più presenza?





