Il petrolio arabo e russo ora deve misurarsi con un nuovo major internazionale. C’è un gigante che spiazza tutti e cambia le logiche anche del mondo dell’automotive.
Il mondo sta girando sempre più velocemente e l’economia mondiale si è spostata ad Oriente, anche i Paesi Arabi non sono immuni al cambiamento ed iniziano anche loro a risentire della crisi globale che vede nuovi Continenti e Paesi al centro dell’interesse dei grandi affari.

Se il Vecchio Continente è la culla culturale del mondo, le fortune dei Paesi Arabi sono legate al petrolio, ma qualcosa sta cambiando. La politica della Commissione europea è sempre più green, e la spinta ecologista verso un trasporto sostenibile su gomma con auto elettriche sta disincentivando l’acquisto in previsione del green deal. Ma non finisce qui, la scoperta di nuovi mercati, la Cina la fa da padrona, con la produzione di batterie, e la crescita esponenziale di nuovi Continenti come l’Africa, stanno spostando gli equilibri mondiali in una direzione nuova rispetto al passato. Pertanto, oggi giorno, i major del petrolio arabo e russo fanno i conti con la concorrenza che oggi si chiama Africa.
Africa: nuova frontiera petrolifera
Diversi sono i Paesi in via di sviluppo e lo si vede con il caso nigeriano e della sua raffineria di Dangote. La produzione è aumentata sensibilmente proprio grazie al proprietario, ovvero Aliko Dangote, che ha chiarito alla stampa i piani di sviluppo per il futuro prossimo. Il Gruppo, infatti, ha intenzione di aumentare la produzione di greggio nella raffineria di Lekki, la quale passerà da 650 mila a 1,4 milioni di barili al giorno, raddoppiando la produzione attuale. Presto sarà la raffineria più grande che esiste, ma anche la più giovane.

La sua presenza in Nigeria sta sicuramente portando a dei frutti a tutta la Nazione africana, che inizia a svilupparsi velocemente offrendo occasioni e possibilità lavorative sul posto, garantendo stabilità e benessere alle famiglie. Lo sviluppo di un Paese, come in questo caso, è spesso legata alle possibilità e agli investimenti in settori trainanti di un mercato. Ecco perché l’Europa deve muoversi per trovare delle soluzioni proiettate a una crescita.





