Michael Schumacher ha scritto la storia della F1, ed un suo storico rivale ha ripercorso quegli anni in cui i due si davano battaglia per il titolo mondiale. C’è anche un’ammissione del due volte campione del mondo.
La carriera di Michael Schumacher, durata oltre vent’anni in F1, lo ha portato a diventare uno dei più grandi di sempre, grazie alle 91 vittorie, alle 68 pole position ed ai 7 titoli mondiali portati a casa. Il tedesco fu in grado di risollevare una Ferrari che sembrava sportivamente morta, vincendo ben cinque allori iridati consecutivi tra il 2000 ed il 2004, ponendo fine ad un digiuno che durava da 21 anni.
Uno degli ossi più duri contro i quali Schumacher si è dovuto battere è stato Mika Hakkinen, campione del mondo con la McLaren nel biennio 1998-1999. Tra i due fu celebre la sfida a Spa-Francorchamps del 2000, quando il finlandese scavalcò il rivale sul rettilineo del Kemmel sfruttando la BAR-Honda di Ricardo Zonta, una delle manovre più spettacolari nella storia dello sport. Intervistato al podcast “Drive to Wynn“, Hakkinen ha ricordato le sfide di quegli anni, lodando le caratteristiche di guida del sette volte iridato.
Mika Hakkinen ha così ricordato quegli anni, sottolineando l’enorme talento e le capacità di Michael Schumacher, di cui avrebbe voluto essere anche compagno di squadra: “Fu fantastico, si tratta di imparare costantemente, di porsi delle domande. Non sono mai stato compagno di squadra di Michael Schumacher, ma sarebbe stato bello. Era tutto bellissimo, in pista e fuori dalla pista, lui aveva un modo speciale di entrare in curva, ma anche l’approccio alla frenata era eccezionale. Guida con rabbia? Con potenza fisica? Con talento? Era un grande mix, gli riusciva alla perfezione“.
Hakkinen ha poi aggiunto: “Mi impressionava molto il suo stile di guida, lo osservavo con molta calma nelle curve a bassa, a media e ad alta velocità, la sua tecnica di guida era incredibile. Fu molo affascinante osservarlo, correre con lui ed imparare qualcosa da lui“. La sfida tra Schumacher ed Hakkinen durò solo pochi anni, perché il finlandese, alla fine del 2001, decise di rifarsi. Forse, negli anni successivi, in cui il tedesco dominò la scena al volante di una Ferrari imprendibile, anche allo stesso Schumy mancò un avversario di quella tempra con cui confrontarsi e regalare altre emozioni al pubblico.
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