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Formula 1

Quali speranze ha la Ferrari? Lo sguardo al passato che non promette nulla di positivo

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Giovanni Messi

La Ferrari ha vissuto un pessimo inizio di stagione, ma si parla già di grandi sviluppi. Tuttavia, i fatti del passato non fanno ben sperare.

Sono tempi bui quelli che sta attraversando la Ferrari al giorno d’oggi, con un’inferiorità rispetto alla concorrenza che è palese sotto tanti punti di vista. Le prime tre gare della stagione 2023 hanno messo in mostra uno scenario terribile, che rischia di diventare la normalità per tutto il resto del campionato iniziato un mese fa.

La SF-23 era stata presentata meno di due mesi fa in pompa magna, con la voglia di puntare al top in ogni condizione. La Ferrari si ritrova ora con grossi problemi da risolvere, e con un regolamento come quello attuale, pensare di battagliare con le Red Bull sarà molto complesso. Ecco i motivi per i quali non c’è possibilità di vincere.

Ferrari, ecco perché ridurre il gap sarà molto complicato

La Ferrari non è mai stata la regina delle rimonte tecniche se diamo uno sguardo alla F1 dei tempi moderni. Per parlare di tutto ciò, è necessario tracciare una riga tra ciò che è accaduto sino alla fine del 2008 e ciò che è accaduto dopo. La rivoluzione aerodinamica del 2009 ha eletto la Red Bull a top team, e la contemporanea cancellazione dei test in pista ha posto fine al dominio di Maranello.

Da quel momento in poi, è capitato varie volte che il Cavallino abbia iniziato una stagione con una macchina inferiore, senza riuscire ad avvicinarsi chiaramente durante l’arco del campionato, al contrario degli altri. Tanto per fare un esempio pratico, il 2011 è iniziato con le Rosse di Fernando Alonso e Felipe Massa lontanissime dalla Red Bull, e così e poi finita anche la stagione.

Nel 2014 si è verificata la stessa cosa, così come nel 2016, e potremmo andare avanti all’infinito. Di tutt’altra pasta sono invece le altre squadre, con la Mercedes che lo scorso anno era partita con un’auto staccata di un secondo al giro al Cavallino, che a fine stagione era arrivata anche a vincere una gara ed a diventare seconda forza.

Alla Ferrari dei nostri tempi manca tutto se parliamo di sviluppo, ma soprattutto una caratteristica che in F1 è fondamentale: la capacità di reagire in fretta ai problemi, di saper ribaltare una situazione difficile e di portarla ad essere favorevole. La Red Bull e la Mercedes, in questo aspetto, sono avanti anni luce, ai livelli di ciò che la Scuderia modenese faceva ai tempi d’oro.

La sensazione è che la F1 moderna sia troppo diversa da quella a cui erano abituati gli uomini in rosso nei momenti più belli, e cambiare il progetto attuale e rifarlo da zero sarà un bel banco di prova. Per questo, non resta altro da fare che aspettare almeno Imola e Barcellona, dove l’auto dovrebbe cambiare parecchio, per poi capire se il nuovo corso di Frederic Vasseur è in grado di farci ricredere o meno.

Il progetto è sbagliato e ripartire sarà dura

La Ferrari aveva iniziato il 2022 in maniera non dominante, ma quasi. Il 10 aprile dello scorso anno, Charles Leclerc aveva dominato Melbourne andando in fuga nel mondiale, ed in quella gara, si era dimostrato nettamente superiore alla Red Bull. Come ha detto Carlos Sainz, le grandi prestazioni di inizio stagione hanno ingannato il Cavallino, convincendolo a sviluppare quel concept di vettura, che poi si è rivelato errato.

La Red Bull aveva iniziato a rilento soltanto per via di un peso eccessivo, ma una volta scaricata l’auto, c’è stato uno step impressionante. Cambiare un concetto con i regolamenti attuali, che di certo non favoriscono grandi ribaltoni, sarà un’impresa quasi impossibile, ed è davvero ora di riordinare le idee e pensare chiaramente al futuro.

Ferrari SF-23 con Sainz a Melbourne (ANSA)

Sembrerà assurdo dirlo visto che il 2023 è appena iniziato, ma qui si rischia di rinviare tutto di nuovo al 2026. In quel momento, arriverà la rivoluzione sulle power unit, con la Red Bull che perderà la certezza della Honda e si affiderà al sostegno della Ford per la produzione dei motori. Questo pare essere l’unico barlume di speranza per porre fine allo strapotere del team di Milton Keynes, che ha però davanti a sé ancora un’abbuffata di vittorie.

 

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Giovanni Messi
Tags: Primo Piano

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