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Formula 1

Briatore punta tutto su Alonso: poi il consiglio a Ferrari

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Chiara Rainis

L’ex boss della Renault Briatore parla della stagione di F1 iniziata da poco, soffermandosi in particolare sulla Rossa e sul amico Alonso.

Dopo oltre un decennio di assenza a seguito del famoso finto incidente di cui sarebbe stato burattinaio e che vide Nelsinho Piquet schiantarsi contro le barriere di Singapore nel 2008 per agevolare l’allora compagno di box Alonso, Flavio Briatore è tornato in pompa magna nel Circus non con un compito tecnico, bensì rappresentativo volto a rendere l’ambiente ancora più esclusivo e ambito da vip di ogni genere, chiamati a fare lo struscio in griglia di partenza o nel paddock pur non capendo nulla o quasi di motori.

Fernando Alonso e Flavio Briatore (ANSA)

Intervistato da Il Corriere della Sera ha subito dedicato un pensiero al Samurai, di cui è amico e manager.  “A 41 anni è più veloce dei ventenni. Dicevano che era troppo vecchio. Che non fosse un uomo squadra. Stupidaggini. Basta dargli la macchina e porta i risultati“, ha esaltato lo spagnolo.

Il passaggio all’Alpine all’Aston Martin è stato un vero e proprio salto nel vuoto, anche perché lo scorso anno la verdona era inguaiata e non poco. Ma evidentemente l’esperienza e la conoscenza di lunga data del proprietario Lawrence Stroll hanno permesso all’iberico di vederci lungo. “Ci siamo presi un rischio. Ma ne è valsa la pena“, ha proseguito il geometra di Verzuolo, svelando i due elementi decisivi per la firma del contratto: voglia di crescere e cambiare da parte del marchio, e un accordo non solo da dodici mesi.

Un ruolo importante nella trattativa, lo ha certamente giocato il patron con la sua intraprendenza e il suo spirito concreto. “E’ un vero amante della F1″, ha proseguito l’imprenditore piemontese. “Prima è entrato nello sport come sponsor, poi ha rilevato la Racing Point, acquisendo molto personale Red Bull a cui ha affidato ruoli di peso e responsabilità, quindi, ancora, ha investito su una nuova galleria del vento”.

Per Briatore Alonso può puntare al titolo

Tutti elementi che possono far pregustare un prosieguo di annata scoppiettante, alla faccia di una RB19 che oggi sembra avere una marcia in più. “La AMR23 è facile da capire e da guidare. Se sapranno svilupparla bene, Fernando potrà dire la sua“, è andato avanti nel discorso non escludendo la chance di una terza coppa per l’asturiano, già al pronti via di questa avventura.

Ma come ha potuto una scuderia che lottava nelle parti basse della classifica fino allo scorso dicembre, fiorire in così poco tempo?  Per il 72enne sono stati l’entusiasmo e l’ambizione portati al driver di Oviedo a rendere possibile il miracolo. “Niente a che vedere con il periodo di Vettel“, la stoccata all’ex riferimento della squadra che ha base a Silverstone, andato via a fine 2022 in punta di piedi e abbastanza anonimo.

Cosa non funziona a Maranello

Dopo l’elogio ad Alo, non poteva mancare l’amaro commento sulla Ferrari. “A Maranello c’è gente che parla durante l’inverno, quando invece dovrebbe fare un’analisi approfondita sul perché non si vince da più di quindici anni“. Colpa a suo avviso anche della proprietà, totalmente assente e senza polso.

“Non basta cambiare un singolo. Servono personaggi di peso che ora mancano. Quando ero in Benetton mi portarono via dieci/dodici persone e fecero bene“, ha ricordato, assolvendo il team principal Mattia Binotto, mandato via a favore di Frederic Vasseur.

“Aveva fatto un buon lavoro, poi però a causa dei troppi compiti da assolvere sono nati dei problemi“, ha considerato motivando il crollo prestazionale dell’equipe modenese con il cambio delle regole, nello specifico quelle relative all’altezza da terra delle auto per limitare il porposing. “I vertici avrebbero dovuto impuntarsi. Non è che se uno (la Mercedes) sbaglia il progetto dopo otto anni di dominio, allora bisogna modificare la normativa”, ha riflettuto ricollegandosi all’assenza dell’alta di dirigenza.

Per il nuovo responsabile del muretto, invece, soltanto parole al miele. Al transalpino deve essere soltanto dato il tempo necessario per barcamenarsi con ciò che ha a disposizione. “E un gran lavoratore. Uno serio. È appena arrivato e sta allenando una squadra con i giocatori che ha trovato“, ha utilizzato una metafora calcistica. Sportivamente innamorato di Russell, l’inventore del Billionaire ha chiosato con un apprezzamento a Leclerc. “Non ha la macchina. Ma le capacità ci sono tutte, altrimenti non si qualificherebbe così vicino a Verstappen e Perez“.
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Chiara Rainis

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