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Chi sono i proprietari della Maserati? E’ un grande gruppo

Published by
Chiara Rainis

Simbolo del lusso e della sportività made in Italy Maserati da pochi anni ha cambiato proprietario. Ecco di chi stiamo parlando.

Fondata a Bologna nel 1914 e oggi con sede a Modena, Maserati si è creata un nome dando vita a vetture sportive di lusso.  Lo spirito corsailo del brand ha un origine.  Inizialmente, infatti, sviluppava auto da corsa per la Isotta Fraschini, azienda di soli cinque dipendenti di cui due erano i fratelli di patron Maserati Alfieri.

Lui stesso dopo la Prima Guerra Mondiale comincerà a competere proprio con le Isotta, ottenendo importanti successi. Ma nel 1924, dopo un GP verrà squalificato addirittura per cinque anni per la presunta sostituzione del motore della sua Diatto con uno più più potente. Un periodo di inattività dall’agonismo che lo porterà a dedicarsi anima e corpo alla sua azienda.

Logo della Maserati (Ansa Foto)

La prima automobile a firma interamente del marchio arriverà nel 1926, con il nome di Tipo 26. Qui farà il suo debutto il Tridente stilizzato che riprende la fontana del Nettuno di Bologna, disegnato dal fratello artista Mario.

Nel 1932 se ne andrà il patron a causa dei postumi di un intervento ad un reno.  La compagnia resterà in famiglia fino al 1937 quando verrà ceduta all’imprenditore modenese Adolfo Orsi, che ne sposterà il quartier generale nella sua città. I fratelli di Alfieri continueranno ad essere consulenti.

Ferma nel corso della Seconda Guerra Mondiale in cui si dedicò alla produzione di batterie e candele di accensione, dopo il 1945 metterà sul mercato la A6 1500, una gran turismo che venne affidata ad Alberto Ascari.

Nel Mondiale sport, la Maserati si distinguerà anche con Juan Manuel Fangio nel 1957 alla guida di una 250F.  Ma la crisi finanziaria costringerà il brand a fare a meno delle competizioni, alle quali si riaffaccerà soltanto nel 2004 con la MC12, nel FIA GT.

Maserati, chi è il nuovo proprietario?

Malgrado questa decisione, vedrà la luce la Tipo 60, conosciuta anche come Birdcage, Pur non partecipando ufficialmente alle corse, verrà affittata da scuderie importanti che la porteranno a primeggiare.

I bolognesi trasferiti, come abbiamo detto, a Modena, svolgeranno anche il ruolo di motoristi, fornendo il loro V12 alle monoposto schierate dalla Cooper in F1 dal 1966 al 1969, ottenendo con essa due vittorie.

Piuttosto in forma in termini di vendite, diventerà in breve uno dei più prestigiosi costruttori di automobili al mondo.

Nel 1968, la Casa passerà sotto il controllo tecnico della Citroen e nonostante il lancio di tre nuovi modelli, non riuscì a non patire i contraccolpi dati dalla crisi petrolifera del 1973.

A rischio liquidazione, nel 1975 sarà salvata dall’imprenditore italo-argentino Alejandro de Tomaso. Nel 1989 arriverà la cessione, per il 49%, al Gruppo FIAT, mantenendo soltanto il 13% per la gestione operativa. Ulteriori smottamenti si vivranno nel 1993 con la vendita di altre quote, al produttore torinese, che a sua volta quattro anni dopo le passerà alla Ferrari, prima di recuperarle nel 2005.

Gli anni 2000 saranno della rinascita con la Spyder e la Ghibli. Nel 2016 comincerà la progettazione del primo SUV, il Levante.

Da gennaio 2021 fa parte del gruppo automobilistico Stellantis, nato dall’unione di FCA e PSA. Nel 2022 ci sarà poi un annuncio importante, riguardo i gran premi. L’ingresso in Formula E per la stagione 2023, ovvero la serie dedicata alle monoposto totalmente elettriche.

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Chiara Rainis

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