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Formula 1

Ferrari, segni di ripresa a Monza: ecco perché può vincere a Singapore

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Giovanni Messi

La Ferrari è stata sconfitta anche a Monza, ma emergono segnali positivi dopo il secondo posto di Leclerc. La riscossa può iniziare.

In casa Ferrari c’è stato un week-end con più luci che ombre al Gran Premio d’Italia. Charles Leclerc ha portato a casa la pole position, dovendosi poi arrendere alla Red Bull di Max Verstappen in gara. Per il monegasco si è trattato dell’ottava partenza al palo della stagione, risultato che lo ha portato ad eguagliare quanto fatto da Michael Schumacher nel 2004, che rappresenta il maggior numero di pole in una stagione per un pilota in rosso.

Ferrari F1-75 (ANSA)

Tuttavia, in quell’anno, il Kaiser di Kerpen vinse tredici gare, chiudendo i conti mondiali con largo anticipo, mentre Leclerc ha ottenuto soltanto tre vittorie. Un brodino considerando il potenziale che questa vettura ha espresso almeno fino all’Ungheria, ma il tutto è stato rovinato da sciagurate scelte strategiche, da problemi di affidabilità ed anche da qualche errore del pilota.

Da Monza emergono però anche segnali positivi per la Ferrari, che non aveva il passo per contrastare la Red Bull, ma in ciò va anche considerata la pista e le sue caratteristiche tecniche. Vista la grande efficienza aerodinamica della RB18, il team di Milton Keynes si è potuto permettere di puntare su ali più cariche, garantendo una miglior gestione delle gomme ai propri piloti, mentre la Rossa ha dovuto scaricare per ottenere una buona velocità di punta sui lunghi rettilinei del circuito brianzolo.

La scelta ha pagato in qualifica, ma si sapeva che si sarebbe trattato di una mossa estrema che in gara non avrebbe pagato. Va però detto che rischiare era obbligatorio, in quanto, a parità di assetti, non ci sarebbe stata alcuna speranza, neanche di battere Verstappen al sabato e di regalare una grandissima gioia ai tifosi.

Il gap che si è visto a Monza era quello preventivabile su una pista del genere ancor prima di Spa-Francorchamps. Anche la Rossa, su piste a lei congeniali, avrebbe potuto dominare la scena, ma la fotografia di questa stagione sta tutta nel fatto di non aver saputo concretizzare il potenziale di questa vettura. Così facendo, la Red Bull ha vinto sia sulle piste più favorevoli alla RB18 che su quelle che potevano permettere a Leclerc e Carlos Sainz di farla da padrone.

Ferrari, ecco perché si può vincere da Singapore in poi

La Ferrari ha comunque ritrovato il sorriso a Monza, ed ora rimangono sei gare da onorare per preparare al meglio il 2023. La prossima pista, almeno sulla carta, dovrebbe essere perfetta per il Cavallino, visto che stiamo parlando della tortuosa e lenta Singapore, che per caratteristiche tecniche ricorda Monte-Carlo o l’Ungheria.

Si tratta di un circuito da massimo carico aerodinamico, e quando si correrà nella notte di Marina Bay, il prossimo 2 ottobre, saranno passati quasi tre mesi dall’ultima vittoria della Scuderia modenese, ottenuta in Austria da Charles Leclerc lo scorso 10 luglio. Quella di Singapore sarà una prova determinante, perché vedere una Ferrari di nuovo in lotta per il successo significherebbe l’aver ritrovato la competitività smarrita in Belgio ed in Olanda.

Un altro tassello positivo è la difficoltà nell’effettuare sorpassi sul cittadino situato nel sud-est asiatico. Infatti, un’ottima qualifica significherebbe poter ipotecare un’eventuale vittoria, anche nel caso in cui il passo gara non dovesse essere all’altezza della Red Bull e della Mercedes, nel giorno in cui Max Verstappen potrebbe chiudere i conti in classifica mondiale, anche se non sarà poi così facile farlo già alla prossima tappa.

Super Max ha infatti bisogno di guadagnare 24 punti in più rispetto a Leclerc, 15 sul suo compagno di squadra Sergio Perez e 7 sulla Mercedes di George Russell. A Monza, sono matematicamente usciti dalla corsa iridata Carlos Sainz e Lewis Hamilton, il quale era sempre stato in lotta dal 2014 in poi. La F1 sta cambiando, nella speranza che la Rossa torni a far battere i cuori in maniera più frequente.

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Giovanni Messi
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