Dopo pochi mesi di assenza dalle competizioni Raikkonen rientra nelle competizioni anche se per ora si tratta di un’occasione unica.
Alla fine non ce l’ha fatta a stare lontano dal confronto diretti con gli avversari. Convertitosi a manager di motocross per il team Kawasaki, Kimi Raikkonen non ha fatto passare troppo tempo prima di tornare alle ruotate.
Salutata la compagnia ad Abu Dhabi 2021 quando disse addio alla F1, il finnico ha presto ceduto alle lusinghe delle corse oltreoceano. Nulla di nuovo per lui visto che già nel 2011, in preda alla nostalgia dal rally era volato negli Stati Uniti.
Certo, non si tratta di un passaggio definitivo alla Romain Grosjean, bensì soltanto una toccata e fuga, per spegnere l’acquolina. Archiviati 349 GP nella classe regina del motorsport, 21 successi, 103 podi e un mondiale vinto con il Cavallino nel 2007, Iceman, dunque, ci riprova.
A 42 anni suonati, il prossimo 21 agosto si calerà nell’abitacolo di una Chevrolet Camaro ZL1 no. 91 per prendere parte al round del Watkins Glen.
La ragione per cui il pilota di Espoo ha accettato di cimentarsi ancora una volta con le stock car è il progetto Trackhouse Project91, che punta ad allargare il bacino d’utenza della serie, assoldando personaggi noti e importanti provieniti da altre categorie.
“L’obiettivo è attivare il punto di intersezione tra la Nascar e la cultura globale del motorismo. Credo fermamente che la Next Generation rappresenti un’opportunità per la disciplina di entrare nell’ambito mondiale dell’automobilismo professionale“, ha spiegato il proprietario della Trackhouse Racing Justin Marks, convinto che il livello avanguardistico delle vetture attualmente schierate, permetterà a chiunque di potersi esprimere al massimo senza troppo apprendistato.
“L’avanzamento dei dispositivi usati altrove come i diffusori, le sospensioni posteriori indipendenti, il cambio sequenziale e altre componenti, hanno portato a una piattaforma molto meno connessa alla conoscenza delle nostre auto rendendo così meno difficile la transizione verso il nostro sport“, ha quindi aggiunto il manager, evidenziando i beneifici già prodotti dalla sua idea. “Attraverso la formazione da noi creata, abbiamo aperto la porta ai campionati internazionali, continuando altresì la progressiva trasformazione della serie in una competizione riconosciuta sul fronte globale“.
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