Jonathan Rea dopo la tragica tappa di Jerez si ferma a parlare di Dean Berta Vinales con un gruppo di giornalisti.
Il WorldSBK si raccoglie intorno alla famiglia di Dean Berta Vinales dopo la tragica morte avvenuta sabato a Jerez de la Frontera. Una caduta fatale che ancora una volta sconvolge il mondo dello sport e ancora di più i piloti che a distanza di poche ore devono tornare a gareggiare sullo stesso asfalto.
Tra questi il campione in carica Jonathan Rea, profondamente commosso per quanto avvenuto. “Ora parliamo molto della componente umana e mentale nel nostro sport. Ma le corse hanno anche questo aspetto per cui non dovresti provare alcuna emozione. Dopo una violenta caduta, ti precipiti di nuovo nel tuo box per tornare in pista il più velocemente possibile e riprovare. Dopo un evento del genere, tuttavia, è incredibilmente difficile concentrarsi nuovamente sul proprio lavoro”.
Il pensiero del nordirlandese va alla famiglia del giovane Dean Berta Vinales, segnata indelebilmente per tutta la vita. “Dean era un ragazzino, aveva solo 15 anni. La sua famiglia, i suoi amici e il suo team hanno perso un giovane pilota con un grande potenziale. Ma non era solo un pilota: era una persona, un figlio, un fratello, un cugino e altro ancora. È molto triste e l’unica cosa un po’ confortante è il fatto che sia morto facendo ciò che amava… Sappiamo che il nostro sport è pericoloso, ma dimentichiamo questo lato”.
Si parla tanto di sicurezza, migliorano gli standard dei circuiti, le tute, i caschi. Ma evitare simili tragedie non è possibile. Si può intervenire sul regolamento, tenere riunioni in materia, però il rischio fa parte di questo sport. “Il problema più grande non sono le cadute in sé, ma la forza dell’impatto di una moto o di un pilota. Gli standard di sicurezza di caschi, stivali, tute in pelle e guanti sono già ai massimi livelli”.
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