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Motomondiale

“Non hanno rispettato il dolore per Dupasquier”: tuona la mamma di Salom

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Luigi Ciamburro

La mamma di Luis Salom parla a cinque anni di distanza dalla morte del figlio e di Jason Dupasquier: “Non c’è stata umanità”.

Luis Salom (getty images)

Cinque anni fa moriva Luis Salom durante le prove libere del GP di Catalunya. Solo qualche giorno fa ha perso la vita Jason Dupasquier al Mugello. Un dolore che non si può dimenticare, soprattutto da parte dei familiari che vedono spezzarsi la vita dei loro giovanissimi figli. Nell’ultimo week-end molti si sono chiesti se non fosse il caso di interrompere la gara per rispetto di quanto accaduto.

Sulle colonne del portale spagnolo ‘AS’ interviene María Horrach, mamma di Luis Salom, secondo cui il mondo della MotoGP “ha mancato di umanità domenica scorsa e cinque anni fa… So che è stato detto che ho chiesto che il GP continuasse e questa è una grande bugia… Quando mi hanno informato che mio figlio è morto, qualcuno che era accanto a me, non ricordo chi fosse, avevo una persona al telefono che mi chiedeva se volevo che il gran premio continuasse. Mi avevano appena detto che mio figlio era morto e io ho detto che, per rispetto verso mio figlio e gli altri piloti, non si doveva continuare”.

Correre o non correre?

Proseguire il week-end di gara non è sembrato rispettoso nei confronti di Luis Salom e della famiglia. Ma lo scenario si è ripetuto anche sul circuito toscano dopo l’arrivo della notizia che Jason Dupasquier era deceduto in ospedale. “Penso che a volte bisogna avere un po’ di umanità e mettersi nei panni dei piloti, che sono quelli che salgono in moto con un compagno di squadra appena scomparso. E’ mancata l’umanità sia nel caso di mio figlio che di Dupasquier. Ci sono momenti in cui il fattore umano deve prevalere su quello economico”.

Parole che colpiscono al cuore… Ma che rispecchiano anche il volere di suo figlio. “Luis era una persona molto rispettosa e penso che, se la decisione fosse stata sua, si sarebbe fermato, ma non era lì per farlo”. A distanza di cinque anni il dolore per la perdita di un figlio è una ferita ancora sanguinante. “È come avere una ferita aperta. Ti abitui ad averla sempre sanguinante, ma non smette di far male. Quel dolore è sempre tuo”.

Jason Dupasquier (foto Facebook)
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Luigi Ciamburro

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