Nonostante le numerosissime sfide agonistiche che ha accettato nel corso della sua carriera, una volta Valentino Rossi si è tirato indietro
Valentino Rossi non è certamente uno sportivo che si tira indietro davanti alle sfide. Lo ha dimostrato in oltre un quarto di secolo trascorso nel Motomondiale, ma non solo.
Durante la sua lunga e trionfale carriera ha infatti preso parte anche a molte altre gare, da quelle di moto, come la 8 Ore di Suzuka che vinse nel 2001, a quelle di auto, la 12 Ore del Golfo, il Rally di Monza e ben tre prove del campionato del mondo Wrc.
Eppure c’è una corsa su tutte alla quale perfino lui, il Dottore, non ha mai avuto il fegato di prendere parte. E non c’è da biasimarlo per questo. Si tratta del mitico Tourist Trophy, che si corre ormai da oltre cento edizioni ogni anno, nella prima settimana di giugno, sul circuito stradale dello Snaefell Mountain Course, all’isola di Man.
Una gara che ha fatto parte per quasi vent’anni del Motomondiale, ma che la generazione di Rossi non ha mai conosciuto. Per la verità, Vale un contatto ce lo ebbe, diverso tempo addietro. “Ci ho fatto un giro con Agostini“, racconta ai microfoni della Gazzetta dello Sport, “e in quel giro ho capito perché, nonostante sia così pericoloso, il Tt è così bello, così mitico”. Ma, alla fine, nella testa del fenomeno di Tavullia, la prudenza ha prevalso sul fascino di questa storica competizione.
Il rischio, infatti, è veramente altissimo: il Tourist Trophy venne escluso nel calendario iridato già dal 1976, proprio per la sua eccessiva pericolosità, e nel corso della storia è già costato la vita a ben 143 piloti. Per questo, alla fine, il nove volte campione del mondo ha risposto no, grazie. “Fa veramente paura, è stupendo”, prosegue. “Ma no, non mi sarebbe piaciuto correrci, è veramente troppo pericoloso”.
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