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Betulle nel battistrada: quando uno scarto del legno prova a rendere più pulita la strada

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Antonio Papa

Nokian e Reselo presentano Betula: un concept di pneumatico che usa materiale dalla corteccia di betulla, scarto della filiera carta-legno. Promesse, limiti e cosa manca per valutarlo davvero.

Betulle nel battistrada: quando uno scarto del legno prova a rendere più pulita la strada – tuttomotoriweb.it

Foreste, neve e officine: l’immaginazione corre tra alberi bianchi e asfalti scuri. Eppure l’idea che unisce questi mondi è sorprendentemente concreta: trasformare uno scarto degli alberi in una strada più pulita. Non è poesia green, ma una delle direzioni che l’industria dei pneumatici sta esplorando da anni, con un pragmatismo spesso più interessante degli slogan.

L’industria delle gomme e la corsa ai biomateriali

Chi produce pneumatici cerca alternative perché ogni punto percentuale conta: un additivo diverso può cambiare frenata, durata, resistenza al rotolamento. È chimica applicata alla vita reale, non magia. In questo contesto si inseriscono esperimenti e filoni già noti: Yokohama ha testato olio ricavato dalle bucce d’arancia, Continental ha lavorato sugli scarti degli oli da cucina, Bridgestone (e non solo) ha spinto la pista del tarassaco, Pirelli ha valorizzato silice da sottoprodotti della lavorazione del riso. Non sono trovate decorative: sono tentativi per ridurre la quota fossile, contenere l’impatto e, quando possibile, migliorare efficienza e prestazioni.

In Scandinavia, intanto, le betulle disegnano il paesaggio e la filiera del legno genera un flusso costante di residui. Qui entra in scena Nokian: con la collaborazione di Reselo, specialista in biomateriali, ha presentato Betula, un concept di pneumatico che integra nel battistrada un materiale ricavato dalla corteccia di betulla, scarto delle industrie della cellulosa, della carta e del compensato.

Il dato che colpisce sta nella composizione dichiarata del battistrada: fino al 93% di materiali riciclati o riciclabili, secondo quanto comunica l’azienda. L’obiettivo dichiarato è portare l’intero pneumatico al 50% di materiali sostenibili entro il 2030: soglia ambiziosa, ma coerente con la traiettoria del settore. La promessa, però, non è solo ambientale. Dal reparto Innovazione di Nokian Tyres, Teemu Soini parla di un potenziale evidente fin dalle prime fasi e di test interni che indicherebbero un possibile miglioramento delle performance. Al momento, però, non sono stati diffusi numeri comparativi verificabili su frenata, durata o resistenza al rotolamento: il costruttore non ha pubblicato dati indipendenti nel dettaglio.

Perché proprio la corteccia di betulla? Perché è abbondante, locale e contiene componenti organiche che possono integrarsi nella mescola. L’idea è ridurre l’uso di oli fossili e filler tradizionali senza snaturare la guida. Se la catena di fornitura resta corta, il vantaggio è doppio: meno materia prima “lontana”, meno trasporti e potenzialmente meno CO2. Il Nord, in questo, ha un vantaggio competitivo: materia prima vicina, esperienza su neve e ghiaccio, cultura dell’affidabilità.

Restano nodi tecnici veri: ripetibilità della mescola su larga scala, costi, risposta alla fatica nel lungo periodo, stabilità alle temperature estreme. Sono domande che solo produzione industriale e test indipendenti possono chiudere davvero. Ma la direzione è chiara: usare uno scarto di filiera per alzare l’asticella della sostenibilità senza chiedere alla sicurezza di pagare il conto.

C’è anche un fascino silenzioso in questo approccio: un battistrada che nasce da un bosco e lavora in città, una miscela che porta con sé una geografia fatta di cellulosa, officina e pioggia sull’asfalto. E la domanda finale, alla fine, resta semplice: tra qualche anno, parlando di gomme, conteranno solo indici e grafici o verrà naturale ricordare alberi, bucce, petali e scarti che diventano strada?

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Antonio Papa

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