Scopri come Hyundai al CES 2026 rivoluziona il mondo della robotica e dell’AI, puntando su sicurezza, efficienza e un approccio umano-centrico
Tra luci al neon e corridoi affollati del Las Vegas Convention Center, la promessa non è uno show: è un invito a immaginare come la robotica e l’AI possano lavorare per noi, nel mondo reale, con tatto umano e passo sicuro.
A CES 2026, Hyundai non cerca l’effetto speciale. Punta all’essenziale: mostra progetti di intelligenza artificiale e automazione che nascono intorno alla persona, non al dispositivo. È una traiettoria coerente. Dalla sinergia con Boston Dynamics alla ricerca su exoscheletri e moduli di mobilità a ruota indipendente, l’azienda ha maturato un’idea chiara: il valore sta nell’uso quotidiano, non nel prototipo virale.
La scena è familiare e nuova insieme. Piccoli robot che portano materiali tra reparti, piattaforme mobili che si muovono tra la folla come pedoni educati, bracci collaborativi che si fermano al minimo gesto umano. Hyundai li racconta come strumenti: più sicurezza, meno fatica, processi più fluidi. La metrica non è il “wow”, è il “funziona?”.
Il mercato lo conferma: l’adozione di robot cresce in logistica, sanità, retail. Gli standard pure: ISO 13482 (robot per assistenza personale), ISO 3691-4 (veicoli mobili autonomi), UL 4600 (sicurezza dei sistemi autonomi). Qui Hyundai spinge forte su tre pilastri: percezione affidabile, autonomia spiegabile, controllo umano sempre possibile. È la sostanza dell’AI umano-centrica: non solo “cosa fa” un sistema, ma “perché lo fa” e “come lo fermo”.
Esempi concreti? Carrelli autonomi per ospedali con visione artificiale che riconosce mani alzate e barelle, per dare precedenza senza dribblare persone. Assistenti di corsia che portano farmaci con tracciabilità cifrata end-to-end. Exoscheletri leggeri per ridurre carichi nelle linee di montaggio. AMR per il retail che mappano corsie in tempo reale e rispettano limiti di velocità come fossero regole del negozio, non del robot.
Per compiti critici, l’elaborazione va in locale: edge AI per tempi di reazione nell’ordine di decine di millisecondi, mentre il cloud serve per addestrare e aggiornare i modelli. Il punto centrale arriva a metà percorso: invece di spingere al massimo l’autonomia, Hyundai la dosa. Chiamala “autonomia condivisa”. Il robot capisce il contesto, propone azioni, chiede conferma quando l’incertezza cresce. Mostra sul display perché si ferma o perché cambia traiettoria. Registra i log, anonimizza i volti. Non è galateo: è responsabilità progettuale.
In fiera si intravedono indizi concreti, ma non tutto è pubblico. Al momento non risultano schede tecniche complete dei sistemi esposti né tempi di commercializzazione definitivi. Si nota però una coerenza progettuale: materiali morbidi sulle superfici d’impatto, sensori tattili distribuiti, pianificazione del movimento con “fall-back” sicuri, interfacce vocali multilingue pensate per ambienti rumorosi, e un SDK per sviluppatori che suggerisce apertura dell’ecosistema. Anche il ciclo vita è un tema: moduli batteria sostituibili, diagnosi predittiva, e aggiornamenti OTA con rollback automatico.
Il contesto normativo pesa, e bene: certificazioni funzionali (IEC 61508), cybersecurity by design (cifratura, segregazione delle reti OT/IT), e test HRI in ambienti reali prima dei piloti pubblici. È qui che l’esperienza industriale di Hyundai conta: nel mondo fisico, un robot che sbaglia non chiude un’app, ferma una corsia. La differenza la fa la disciplina, non la demo.
Un’immagine resta. Un AMR rallenta perché un bambino si avvicina curioso. Il display gli sorride e gli “dice” che aspetta un metro in più. Il bambino arretra di un passo. Il robot riparte. Semplice, quasi banale. Ma è questo il punto: quando la tecnologia smette di chiedere attenzione e inizia a meritare fiducia. Forse l’era dell’AI umano-centrica non inizia con un annuncio: inizia nel momento in cui, senza far rumore, ci fa spazio. E noi, siamo pronti a fargliene?
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