Adrian Newey è il più geniale progettista che la storia della F1 abbia mai conosciuto, ma nella sua carriera ha vissuto anche una tragedia.
Tra i personaggi più importanti della storia della F1, rientra senza alcun dubbio anche il geniale Adrian Newey, che oggi è in forze alla Red Bull. Dal debutto con la Leyton-House alla fine degli anni Ottanta, il nativo di Stratford-upon-Avon ha vinto tutto ciò che c’era da vincere, trionfando con tante squadre diverse.
La sua striscia di successi in F1 è iniziata con la Williams di Nigel Mansell nel 1992, passando poi alla McLaren di Mika Hakkinen, sino ad arrivare ai tempi della Red Bull con Sebastian Vettel e Max Verstappen. Nella carriera di Newey c’è però anche una fase drammatica, quella legata alla morte di Ayrton Senna.
Adrian Newey è un mito della storia della F1, il progettista più vincente di sempre, e che continua, ancora oggi, a stupire tutti con le sue idee geniali. Tuttavia, è stato anche coinvolto nella drammatica morte di Ayrton Senna, dal momento che la Williams-Renault che il brasiliano guidava quel primo maggio del 1994 ad Imola, era stata costruita proprio dal geniale ingegnere britannico.
Ecco le sue parole: “La Williams del 1994 era molto instabile dal punto di vista aerodinamico. Avevamo alle spalle due stagioni in cui usavamo le sospensioni attive, ma quando cambiarono i regolamenti e dovemmo tornare alle sospensioni convenzionali, ne perdemmo molto in termini di stabilità aerodinamica“.
“La macchina era molto, molto difficile da guidare, e più la pista era ricca di sconnessioni, più il suo comportamento andava peggiorando. Tuttavia, Senna guidava ed aveva fiducia, lui cercava sempre di dare il massimo. In Brasile aveva fatto la pole position e si era ritirato a pochi giri dalla fine per un testacoda, dopo essersi giocato a lungo la vittoria“.
In seguito, Newey è passato all’analisi di quello che accadde dopo la morte del brasiliano, avvenuta ad Imola: “Dopo la morte di Senna ho pensato di smettere. Se dopo una simile tragedia non ci si interroga su come andare avanti, significa che c’è qualcosa che non va. Ma se io, o il direttore tecnico della Williams, ovvero Patrick Head, ci fossimo fermati, alla Williams sarebbe crollato tutto“.
Newey ha poi ammesso che su quella vettura ci fu anche un suo errore: “Ho calcolato male l’aerodinamica della vettura, la finestra di altezza da terra in cui lavorava l’auto era troppo piccola. Ce ne eravamo accorti già in un test a Nogaro, pista che, come Imola, era ricca di sconnessioni. All’epoca, inoltre, non avevamo gli strumenti che ci sono oggi per individuare il problema direttamente dalla galleria del vento“.
Newey ha poi dato i meriti delle prestazioni in qualifica delle prime tre gare a Senna, affermando che nessun’altro sarebbe stato in grado di farla andare così forte: “La nostra macchina si prese la pole position nelle prime tre gare, ma tutto fu legato al talento di Ayrton, nessuno in F1 avrebbe potuto fare altrettanto, guidava in modo incredibile“.
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