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Formula 1

Ferrari, ma perché nessuno vuole andare a Maranello? La verità è scomoda

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Davide Russo

Un tempo la casa modenese rappresentava il place to be anche per tecnici navigati. Oggi la realtà per la Ferrari in F1 è molto diversa rispetto all’epoca d’oro targata Montezemolo.

Sotto la guida di Luca Cordero di Montezemolo la Ferrari ha vissuto la sua epoca più splendente. Sotto tutti i punti di vista si è raggiunto l’apice. Sul piano tecnico le Rosse guidate, magistralmente, da Michael Schumacher riscrivevano i libri di storia della F1. Sul piano, invece, meramente d’immagine c’era un ritorno vincente anche per tutti coloro che ci lavoravano.

Ferrari (AdobeStock) – Tuttomotoriweb.it

E’ stata un’epoca, probabilmente, irripetibile e le spiegazioni non sono solo di carattere tecnico. Con l’era ibrida è passati da un ciclo lunghissimo all’altro, senza considerare le implicazioni per le nobili decadute della categoria regina del Motorsport. Dopo 8 mondiali di fila (record assoluto in F1) la Mercedes si è dovuta arrendere alla Red Bull Racing con il passaggio alle monoposto ad effetto suolo.

Nell’anno che, in teoria, sarebbe dovuto essere quello della svolta sono arrivate solo 4 vittorie contro le 17 dell’avversario austriaco. L’a.d. Benedetto Vigna parlò di una sconfitta, parafrasando la mitica frase di Enzo Ferrari. La questione, inoltre, si è ripetuta, in salse diverse, nel 2023. La scelta di Vasseur era piuttosto scontata, considerati i no ricevuti da tecnici ben più esperti di zone alte della classifica.

Il francese ha, principalmente, ottenuto risultati nelle categorie minori ma in Alfa Sauber non ha avuto grosse chance di mettersi in luce. Christian Horner, autentico fenomeno nel ruolo di direttore di orchestra, non avrebbe accettato la corte della Scuderia modenese. Nel complesso perché un ingegnere navigato che vive nel Regno Unito e guadagna lauti stipendio dovrebbe accettare il trasferimento in Italia?

Ferrari, i problemi sono a monte

Rispetto a tanti altri team, come ad esempio Mercedes, la Ferrari ha deciso di non aprire sedi nel Regno Unito. Vi sarebbero potuti essere evidenti vantaggi, ma andiamo per gradi. Non è un caso che nelle prime cinque posizioni della graduatoria vi siano 4 team con sede in Inghilterra. La Red Bull Racing ha sede a Milton Keynes (e dal 2026 produrrà lì le nuove PU), la Mercedes ha scelto Brackley, mentre l’Aston Martin con il boss Lawrence Stroll ha scelto di puntare su una giga factory a pochi passi dal tracciato di Silverstone.

Vasseur e Leclerc (Ansa) tuttomotoriweb.it

La McLaren, storicamente, a sede a Woking. Tutti i migliori tecnici vogliono lavorare nel Regno Unito per le seguenti motivazioni: stipendi, carriera e meno pressioni. In Italia la Ferrari è una religione di cui si parla ogni giorno. I tecnici, solitamente, hanno paura di sbagliare. Il rischio è di essere subissati di critiche e vedersi bruciata la carriera. In una prima fase, a livello curriculare, la Rossa ha il suo perché ma alla lunga una squadra che non vince un titolo dal 2008 perde appeal.

E, tema non secondario, sono i soldi. Guadagnare di più e senza particolari ansie è impagabile. Per questo motivo, nel corso del tempo, c’è stata una vera e propria migrazione di ingegneri top verso la Gran Bretagna. Per risolvere tutti i problemi della Ferrari occorrerebbe una trasformazione radicale della nostra realtà, anche sul piano della mentalità. Cambierà mai questa concezione alle nostre latitudini?

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Davide Russo
Tags: Primo Piano

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