Gli ultimi giri del GP dell’Arabia Saudita hanno rinfocolato le tensioni tra Verstappen e Perez. Il team principal Horner deve preoccuparsi?
Li avevamo lasciati sul piede di guerra in Brasile lo scorso novembre, quando, inspiegabilmente, Verstappen si rifiutò di dare una mano al compagno di squadra Perez, in lotta con Leclerc per la seconda posizione nella generale piloti. In quel frangente, indispettito dal suo atteggiamento, il messicano aveva sbottato via radio, dichiarando che in quella maniera Max aveva tirato fuori la sua vera personalità. Ovvero quella di un egoista. Mentre raggiunto da tale commento, l’olandese si era giustificato sostenendo che se si era comportato così, era per un motivo, rimasto però ignoto.
Sbarcati ad Abu Dhabi per il gran finale del Mondiale, i vertici Red Bull si erano affrettati a placare la polemica, invitando i due corridori a mostrarsi amici per la pelle. Compito eseguito alla perfezione, non fosse che le successive esternazioni di entrambi fecero comprendere malamente che si era trattato di una finta.
Prova ne è che, 2023 appena cominciato siamo di nuovo al punto di partenza. I due non si amano. O meglio, se Checo non vuole accettare di fare il secondo del figlio d’arte, questi, a sua volta, da sempre abituato alla bambagia e ad essere considerato il numero uno della scuderia, non manda giù il fatto di non essere servito e riverito. Il risultato è un mix esplosivo che potrebbe creare non pochi problemi all’interno del team man mano che ci si addentra nella stagione, specialmente alla luce del fatto che nessuna altra monoposto sembra in grado di rivaleggiare con la loro in termini di prestazione.
In Arabia Saudita il casus belli è stato il giro veloce che il #1 ha soffiato in volata al driver di Guadalajara. Ma per il responsabile del muretto Christian Horner certe scaramucce fanno parte del gioco e non devono far temere alcuna deflagrazione che potrebbe costare cara alla scuderia.
“Quando mancavano cinque giri era chiaro che Max non avrebbe mai preso Sergio. E alla fine ha tirato fuori il tempone“, ha affermato il dirigente a Motorsport.com. “Per quanto ci riguarda eravamo preoccupati per la sua comunicazione a proposito del rumore che sentiva in accelerazione. Temevamo un altro cedimento della trasmissione. Ma analizzando la telemetria, i dati ci hanno confortato, e lui ha potuto spingere di nuovo“.
Per il marito di Ginger Spice non ci sarebbe stata alcuna volontà da parte loro di incentivare l’aggancio. Anzi, al contrario, avrebbero preferito che i due si plafonassero. “L’affidabilità ci inquietava e per questo abbiamo deciso di farli rallentare. Poi tranquillizzati dalle informazioni, abbiamo deciso di lasciare liberi entrambi. Checo sapeva a quel punto che il collega ci avrebbe provato. E dopo le prime due curve era già un decimo e mezzo più lento dell’olandese”.
Nessun favoritismo, quindi. A parlare sarebbe stata solo la pista. E per un fatto semplice. Il 33enne avrebbe usufruito dell’effetto scia. “A noi interessa soltanto massimizzare i punti come equipe“, ha tagliato corto il manager inglese.
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