Il talent scout della Red Bull Marko ha voluto fare i complimenti a Perez dopo il GP del Bahrain chiuso in seconda posizione.
Se ci occupassimo di cinema, la citazione a “Revenant” di Alejandro Gonzalez Inarritu, con Leonardo Di Caprio come protagonista, sarebbe d’obbligo. Perché probabilmente è proprio così. Sergio Perez è un redivivo. E a riconoscerlo è stato addirittura Helmut Marko, uno che di apprezzamenti ai piloti ne fa ben pochi, a meno che non si tratti di Verstappen. Ma per quale ragione il severo plenipotenziario austriaco si è spinto a tanto? Non certo per la recente prestazione del messicano in quel del Bahrain, avendo tagliato il traguardo in seconda piazza. Bensì per come finora ha retto la convivenza con lo scomodo Mad Max.
A suo avviso Checo si è reso protagonista di qualcosa di “grandioso”, giusto per usare il suo stesso termine. Ma perché il 79enne dopo il round inaugurale del campionato 2023 si è sentito di dover riconoscere tale bravura?
Per una questione di anniversario, se così possiamo definirla. Il driver di Guadalajara è infatti giunto al suo terzo anno con la compagine di Milton Keynes. Evidentemente un risultato che il cacciatore di talenti non si attendeva.
Inizialmente in orbita Ferrari e al debutto in F1 nel 2011 con la Sauber, il 33enne passa alla McLaren nel 2013 sperando di fare un salto in avanti. Un errore di valutazione che lo farà sprofondare psicologicamente. Undicesimo dalla generale con appena 49 punti, uscirà con le ossa rotte, e dovrà riparare alla mediocre Force India per rifarsi un nome. Lì tra il 2013 e il 2020 conquisterà cinque terzi posti e una vittoria, proprio sul Golfo, nella passerella finale con quella che nel frattempo era diventata Racing Point.
A rischio cacciata e ormai convinto di poter guardare il Circus solo dal divano di casa nel 2021, verrà chiamato dal consulente degli energetici. E il resto è storia dei nostri giorni. “A differenza dei suoi predecessori non si è fatto distruggere“, ha dichiarato a Sport.de.
Il riferimento è in particolare a due giovani passati di recente dall’equipe creata da Dietrich Mateschitz, ovvero Pierre Gasly e Alex Albon. Il francese dopo la promozione, avvenuta nel 2019, dalla Toro Rosso al main team, si è perso venendo perfino estromesso a stagione ancora in corso perché incapace di trovare una quadra. E non meglio è andata all’anglo-tailandese, arrivato al fianco dell’olandese appena dopo di lui, che di fatto si è bruciato e nel ’21 è stato costretto ad accontentarsi del ruolo di tester prima di essere chiamato dalla Williams nel 2022.
Ma se sotto il peso dell’obbligo a fare la prestazione i ragazzini sono crollati, il veterano Sergio ha saputo dimostrare capacità e carattere. Ma soprattutto, per l’ex driver di Graz non ha avuto problemi a rassegnarsi alla maggior competitività del compagno di box. “Lui sa che Max non ha debolezze. Eppure non ha mollato“, ha asserito.
Alla luce di queste considerazioni dovremo attenderci che il centro-americano si immoli a favore del collega di marca. Un’ipotesi che il dr. Helmut, almeno per adesso, preferisce respingere, anche se giusto pochi mesi fa proprio questo tema ha fatto scoppiare un alterco tra i due corridori. “Ciò a cui puntiamo è è la doppietta iridata. Per noi non è già predeterminato che debba essere l’attuale bicampione del mondo a vincere“, ha commentato un po’ falsamente. O magari solamente per tenere l’animo di Checo, il cui contratto terminerà a fine 2024, tranquillo e ben disposto in vista del prosieguo dell’annata, di cui abbiamo vissuto appena un antipasto.
E sull’argomento futuro del #11, l’austriaco non si è sbottonato. Molto dipenderà da come si saprà comportare da qui ai prossimi mesi. “Questo genere di discussioni si fanno tra l’inizio e la fine della pausa estiva“, ha infine tagliato corto e rimandato la questione ad altri momenti.
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