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Formula 1

Hamilton, pace fatta con la FIA? Sentite ora cosa ha rivelato

Published by
Chiara Rainis

Dopo Abu Dhabi 2021, la FIA torna sotto i riflettori. Ecco cosa pensa Hamilton del lavoro che sta facendo il presidente Ben Sulayem.

Quanto avvenuto a Yas Marina l’anno scorso continua a far discutere pur non essendo più all’ordine del giorno. Lo spettro dei pasticci della Federazione è ancora vivo e ogni GP è causa di polemiche. L’ultimo caso si è verificato proprio a Monza, con quel finale sotto vettura di sicurezza che grida ancora vendetta, ma che in fin dei conti ha rispettato a pieno il regolamento.

Lewis Hamilton (ANSA)

Tra severità esagerate, decisioni difformi e a volte incomprensibili, la FIA non si è esattamente distinta per un lavoro impeccabile. E se l’obiettivo della nuova presidenza era quello di operare in discontinuità con il passato rappresentato da Jean Todt, quanto stiamo osservando è l’opposto.

Il licenziamento dell’ex direttore di gara Michael Masi sostituito da Eduardo Freitas e Niels Wittich , piuttosto che l’ingaggio di una donna, Natalie Robyn a CEO dell’ente, non sono certo provvedimenti utili a ripulire un’immagine che oggi pare sporcata.

Hamilton racconta il suo rapporto con la FIA

Chi probabilmente non la pensa così, è Lewis Hamilton. Vittima della confusione di Abu Dhabi, pare aver accolto molto bene la nomina di Mohammed Ben Sulayem ai vertici. Non fosse altro che per alcuni provvedimenti pro-Mercedes presi in questi mesi, si pensi solo alla cacciata dell’australiano, piuttosto che alla normativa anti-porpoising.

Parlando del pilota di Dubai prestato al management, il sette volte iridato, ha definito ottima la loro relazione, sottolineando l’apertura dello stesso a portare chiarezza nei fatti avvenuti nell’ultimo round del Mondiale scorso.

Un momento di tensione tra le parti si è comunque verificato. Per ritrovarlo bisogna tornare indietro a maggio, in corrispondenza del primo GP di Miami della F1 moderna. Allora una nota ufficiale vietò a tutti i partecipanti al campionato di indossare gioielleria varia, quindi anelli, piercing, collane e bracciali quando impegnati in abitacolo. Oltre a ciò venivano stabiliti controlli a random per verificare la conformità della biancheria intima indossata. Questo perché in altre categorie, come la Formula E, un paio di corridori sono stati colti con abbigliamento non perfettamente ignifugo. Una questione che fece molto discutere, tra battute ironiche e qualche malumore, ma poi finita nel dimenticatoio.

Tornando ad Ham, quinto nel recente appuntamento italiano, ha sostenuto che il compito del successore di Todt “non è facile per nessuno“, la sua riflessione riportata da RacingNews365.com. “Ci vuole tempo ad abituarsi e a costruire le relazioni, così come ad operare cambiamenti“.

Stando alle esternazioni del #44, sullo sfondo ci sarebbe molto in pentola. “Noi come driver stiamo cercando di unirci, con il target di rendere le corse migliori“, ha svelato il piano corporativo e sindacale della GPDA. “Vogliamo dare una mano alla Federazione Internazionale e il Presidente, finora, si è dimostrato aperto. Quindi continueremo a concentrarci sulla comunicazione. Personalmente sono in contatto con lui e ci scambiamo di sovente opinioni. E’ piuttosto motivato e ha una natura competitiva avendo corso lui stesso”.

A convincere il britannico, in particolare, un punto che gli sta a cuore da sempre. “E’ decisamente sensibile al tema della diversità e sta spingendo perché si modifichi approccio. E’ collaborativo. Per cui sono contento“, ha concluso.

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Chiara Rainis

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