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Carburanti, ecco quanto costano negli altri paesi: cifre sorprendenti

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Giovanni Messi

Il mondo sta affrontando un momento molto complicato a causa della guerra in Ucraina, ed il prezzo dei carburanti ne ha risentito.

I prezzi dei carburanti sono aumentati in tutto il mondo nell’ultimo anno e gli automobilisti ne stanno pagando le gravi conseguenze quando vanno ad effettuare il rifornimento, chiaramente per coloro che hanno puntato su questa tipologia di alimentazione. Il caro carburanti infatti, non ha colpito soltanto la benzina o il diesel, ma anche il metano ed il GPL.

Carburanti (AdobeStock)

Nel marzo 2021 un gallone di benzina normale negli Stati Uniti costava 2,86 dollari, ma in 12 mesi è aumentato, in media, fino ai 4,23 dollari. Praticamente, si tratta di un raddoppio secondo le stime riportate da “Carscoops“. Una buona parte della colpa risiede nell’aumento del prezzo del petrolio greggio nello stesso periodo. Sempre parlando del marzo del 2021, il greggio veniva scambiato a poco meno di 64 dollari al barile, ma oggi il suo prezzo si avvicina a quasi 95 dollari.

Alcuni paesi stanno tassando il carburante così pesantemente che quasi la metà del prezzo che si paga alla pompa va effettivamente a pagare il carburante stesso. E nel Regno Unito, il carburante viene tassato due volte, attirando l’imposta sul carburante, e quindi avendo il 20% di IVA (imposta sul valore aggiunto, una sorta di imposta sulle vendite) bloccata in cima al prezzo combinato del carburante e dell’imposta sui carburanti, il che significa che il governo ottiene effettivamente più soldi dagli inglesi quando il prezzo del greggio sale.

Ma altri paesi non impongono quasi nessuna tassa. Avete idea di quali siano i passi dove le tasse sono più elevate ed in quali, invece, la situazione è maggiormente sotto controllo? Cercheremo, nel corso del nostro articolo, di spiegare com’è la situazione in diverse parti del mondo, per farvi avere un quadro più dettagliato di uno dei momenti più difficili della storia per gli automobilisti.

Carburanti, ecco dove ci sono più e meno tasse

Le informazioni raccolte sono molto interessanti, con i paesi più “convenienti” per quanto riguarda il prezzo dei carburanti che si rivelano molto sorprendenti. Si tratta infatti di Indonesia, Brasile, Stati Uniti e Canada, dove le tasse imposte sono tra le più basse dell’intero pianeta.

Mentre i conducenti del Regno Unito “regalano” al loro governo $ 3,49 ogni volta che lasciano cadere un gallone (americano, non imperiale) di go-juice nei loro carri armati, le loro controparti indonesiane pagano solo $ 0,06 come tasse ed i conducenti americani se la cavano pagando $ 0,10.

Quella cifra del Regno Unito potrebbe dover essere rivista per tenere conto di un recente calo di 5 centesimi ($ 0,04) dell’imposta sul carburante applicato dal Governo come contentino ai britannici, che stanno davvero faticando per fronteggiare gli enormi aumenti dei costi dei carburanti stradale e del gas e del petrolio domestici.

Il Regno Unito, la Svizzera e l’Indonesia applicano ad un carburante quasi la stessa tassa che applicano all’altro, la maggior parte dei paesi tassa il diesel ad un’aliquota molto più bassa. In Grecia, ad esempio, la benzina è tassata a $ 2,93 per gallone, ma il diesel attrae solo una tassa di $ 1,40. Ed in Cile, il governo applica solo una tassa di $ 0,39 sul diesel, ma una tassa di $ 1,57 sulla benzina.

In Italia, il periodo compreso tra la fine di febbraio e la fine di marzo ha portato i prezzi dei carburanti ai massimi storici, considerando che benzina e diesel avevano quasi raggiunto i due euro e mezzo a litro. Il Governo ha ora annunciato che il taglio delle accise è stato prorogato fino al mese di marzo, riportando il prezzo ben al di sotto dei due euro al litro.

Di certo, la guerra in atto tra Russia ed Ucraina dopo l’invasione delle truppe di Mosca voluta da Vladimir Putin non poteva avvenire in un momento storico più nero. Ed a farne le spese, come al solito, sono i cittadini che devono fronteggiare gli ennesimi aumenti dopo le grandi difficoltà incontrare con la pandemia.

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Giovanni Messi

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