Il padre del compianto Jules Bianchi sbotta sui social e se la prende con il cancan mediatico scoppiato dopo il GP di Abu Dhabi e lancia pesanti accuse.
Non esiste dolore più grande al mondo della perdita di un figlio, specialmente se giovanissimo come Jules. Ecco perché Philippe Bianchi, malgrado siano passati anni da quel tragico 17 luglio 2015, o ancor di più dal 5 ottobre 2014, giorno dell’incidente avvenuto sul circuito di Suzuka che manderà in coma il suo ragazzo, non si dà pace.
Troppe le domande rivolte alla FIA a cui non ha ricevuto risposta. O forse troppa l’ansia di sapere il perché di quanto avvenuto, quando è quasi scontato che, in casi del genere, un ente di vigilanza non può ammettere di aver sbagliato.
Per chi non si ricordasse l’evento, il pilota di Nizza, allora in forza alla Marussia, finì con la sua monoposto sotto una gru entrata in pista, o meglio in una via di fuga, per rimuovere la Sauber di Adrian Sutil appena uscito. Quel giorno pioveva e malgrado le bandiere gialle il francese non rallentò abbastanza da evitare la perdita d’aderenza e il fatale lungo sulla ghiaia.
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Per analizzare la vicenda, la Federazione nominò un collegio di esperti e la conclusione portò alla sentenza che si era trattato di un errore umano. Jules avrebbe dovuto frenare di più, ma forse, per dimostrare di essere abile sul bagnato non lo fece.
Dal canto suo l’ente prenderà subito provvedimenti, come l’introduzione della Virtual Safety Car e successivamente dell’halo a protezione dell’abitacolo. Tutte soluzioni però che non hanno dato un responso ai mille quesiti della famiglia del talento scomparso.
La frustrazione mai sopita, ha dunque portato il padre del transalpino a prendersela con coloro che stanno sollevando un vespaio per la rimozione dalla direzione gara di Michael Masi, in quanto colpevole di aver negato a Lewis Hamilton l’ottavo titolo iridato.
“Non posso che essere scioccato davanti alla clemenza che stanno dimostrando tutti coloro che avevano partecipato alla farsa gestita da Charlie Whiting in occasione della morte di mio figlio. Bisognerebbe farsi qualche domanda. A ciascuno la propria coscienza. Ma è impossibile non aver voglia di vomitare“, l’attacco duro rivolto via Instagram ai federali.
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Chissà se anche questa volta cadrà tutto nel silenzio o se questo messaggio-provocazione sortirà un effetto.
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