Stoner ha spiegato quale fosse il suo punto di forza quando correva in MotoGP e ha anche esaltato le qualità di un suo ex collega.
Tra i rimpianti dell’era MotoGP c’è sicuramente il ritiro di Casey Stoner, che nel 2012 decise di ritirarsi. Fu uno shock, perché l’australiano aveva davanti ancora diversi anni di carriera.
Alcuni problemi di salute e il fatto di sentirsi sempre meno a suo agio nel paddock lo spinsero a dire basta. Un vero peccato, ma assolutamente rispettabile la sua scelta. Comunque abbandonò il Motomondiale con due titoli, vinti con due case diverse (Ducati e Honda). La sua impronta nella classe regina l’ha lasciata sicuramente.
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Stoner in un’intervista al sito ufficiale MotoGP ha spiegato quale fosse il suo punto forte quando gareggiava: «Probabilmente la mia forza è stata la mancanza di orgoglio. Penso che molti piloti ne abbiano troppo. Dico orgoglio nel senso che non vogliono cambiare, non vogliono adattarsi. Vogliono che la moto si adatti a loro e spesso dicono che “la moto che non si addice al mio stile, non riesco ad avere feeling”. Se una cosa non succede, falla accadere. Se la moto non funziona bene per te, lavoraci. Io ero veloce perché mi adattavo in fretta. Ammettevo le mie colpe invece di prendermela con la moto. Ero disposto ad imparare e ad adattarmi, se hai troppo orgoglio ti blocchi».
A Casey viene chiesto quali pregi dei suoi rivali ammirava particolarmente: «Jorge Lorenzo aveva diverse cose che avrei voluto. Di Valentino Rossi mi piaceva la capacità di combattere e il mondo in cui leggeva le gare. Ma colui dal quale ho imparato maggiormente nella mia carriera è Pedrosa. Il modo in cui riusciva a trovare velocità e faceva delle cose a volte ti lasciava a bocca aperta. Dicevi “Come diavolo sta facendo questo?”».
Il due volte campione del mondo ha ammirato particolarmente Dani Pedrosa, suo compagno di squadra nel biennio che ha trascorso in Honda: «Quando sono diventato suo compagno nel 2011, è stata la migliore cosa che mi potesse capitare. Negli anni precedenti in Ducati non potevo guardare i dati del mio teammate per sapere come andare più veloce. Invece in Honda avevo un vantaggio, ho imparato tanto da Dani per limitare le mie debolezze».
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