Max Biaggi parla della sua lunga carriera sulle due ruote, della rivalità con Valentino Rossi e infine, parla del suo team
21 stagioni, 6 titoli mondiali (4 in 250 e 2 in Superbike), 215 gare disputate di cui 42 vinte. Max Biaggi, uno dei piloti più forti e vittoriosi della sua generazione, non ha rimpianti: “Al termine del 2005 non ero del tutto convinto di passare alla Superbike, mi presi un anno di tempo rinunciando a due proposte molto vantaggiose sia per restare in MotoGP con il team Ducati Pramac, sia per passare subito in Superbike con Honda“.
Un campione non si accontenta, vuole sempre restare protagonista: “Una parte di me stesso chiedeva una pausa prima di ricominciare a correre. Fu una buona scelta, vinsi due mondiali una volta tornato in pista“.
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Una carriera fatta di alti e bassi, i momenti belli, per Max, sono collegati alle battaglie durante le innumerevoli gare a lottare contro i molteplici campioni come: Harada, Waldmann, Jacque, Capirossi, Valentino, Roberts e Doohan. “Molti avversari importanti, anche se da noi vengono ricordati soltanto i duelli con Valentino Rossi“.
Ed è proprio su questa rivalità, che ha rappresentato una fetta della sua carriera, che l’ex pilota spiega: “Mah… è accaduto, semplicemente. Ci siamo trovati vicini. Non è possibile gestire completamente il proprio percorso e non mi pare giusto star qui ora a giudicare ciò che accadde”. Quei duelli con il Dottore hanno segnato momenti alti ma anche bassi nella carriera del classe ’71, ma rimangono in ogni modo nella memoria: “Per me si tratta di un ricordo più positivo che negativo“.
“Non mi piace fare polemiche, anche perché lo sport insegna tante cose, mostra errori da non ripetere. Piuttosto, c’è una cosa da dire: per me, cresciuto a Roma, è stato più complicato emergere e affermarmi, non appartenevo ad un’area geografica propizia e questo mi ha formato, mi ha dato, se possibile, più forza”, aggiunge il Corsaro.
Biaggi è anche il proprietario del Max Racing Team, squadra motociclistica che partecipa alle competizioni del Motomondiale nella classe Moto3. Ma nessuna volontà di imitare la VR46, chiarisce il romano, che ha intenti molto più umili: “Nulla di comparabile con quanto ha fatto Valentino o fanno altri nelle Academy. Noi cerchiamo la prestazione e se c’è un giovane promettente da lanciare, tanto meglio. Però non ho l’ambizione di fare scuola, è qualcosa che viene già fatto da altri. Nel 2022 correrà con noi un anziano della Moto3, John McPhee reduce da una stagione disastrosa. Mi piacerebbe rilanciarlo, rimetterlo in carreggiata, come è accaduto con Romano Fenati quest’anno“.
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