Jonathan Rea cade nel primo giorno in Argentina. La sua moto è al limite e punta il dito sugli ingegneri della Kawasaki.
La tappa argentina non comincia nel modo migliore per Jonathan Rea. 5° nella classifica combinata del venerdì a mezzo secondo dal best lap firmato da Toprak Razgatlioglu. Un incidente nelle F2 complica le cose al campione della Kawasaki che non ha potuto studiare la strategia gomme da adottare nella giornata di sabato. La caduta lo costringe a restare fermo a lungo ai box, mentre il turco della Yamaha pennellava long run degni di nota.
Sarà un Gran Premio in salita per Johnny che però non getta la spugna. “Ho perso l’anteriore. Non riesco davvero a spiegarmelo. Pensavo di guidare sulla traiettoria ideale. Stavo prendendo confidenza e trovando il limite. Non abbiamo potuto confrontare le due opzioni di pneumatici per il posteriore. So come si comportano le gomme anteriori, ma non ho potuto provare le gomme posteriori morbide. Ma possiamo usare i dati di Alex (Lowes)”.
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Sarà un sabato di lavoro a ritmi serrati, serve limare decimi sul giro per tenere testa a Toprak e provare ad arrivare in Indonesia per giocarsi il tutto per tutto. Ma la priorità è ridurre il gap in classifica, impresa non facile contro un leader che continua a impressionare. “Toprak è abbastanza forte. Ho guardato i tempi sul giro degli altri piloti. Abbiamo sicuramente uno svantaggio”. Non certo una situazione semplice per Jonathan Rea che non riesce a fare passi avanti con la Kawasaki dal punto di vista tecnico. “Non voglio entrare troppo nei dettagli perché poi sembra che sto solo piagnucolando. Ma puoi vedere abbastanza chiaramente dove stiamo lottando”.
E punta il dito sugli ingegneri della Kawasaki che non sono riusciti ad apportare miglioramenti alla ZX-10RR: “Ho messo molta pressione su Kawasaki – ammette Jonathan Rea -. In ogni debriefing cerchiamo di mettere pressione sugli ingegneri e sulla squadra. Ma non cambia nulla. A volte c’è più frustrazione, ma cerco di mantenere la calma. Quest’anno faccio più errori perché sono più al limite”.
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