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Austin non è solo un circuito a rischio cadute. Pol Espargarò spiega perché il fisico dei piloti sarà messo a dura prova.
Austin ha suscitato un vespaio di polemiche non solo per le condizioni dell’asfalto costellato di buche e dossi. L’evento poteva essere evitato o quantomeno il circuito poteva prendere provvedimenti strutturali in anticipo, invece i lavori eseguiti hanno reso il layout ancora più pericoloso, complice anche il terreno sottostante al manto stradale. Ma in un periodo in cui si discute tanto di sicurezza e ad una settimana dalla morte di Dean Berta Vinales la situazione è a dir poco incresciosa.
Ma il pilota della Honda factory sottolinea come l’asfalto dissestato metterà a dura prova il fisico degli atleti. “Il mio collo è dolorante, i miei polsi sono in frantumi, queste moto non sono da strada, hanno molta potenza e sono molto dure, non hanno una sospensione come le moto di serie per assorbire questo tipo di buche. È molto difficile fare quattro giri di fila, figuriamoci una gara, con questa umidità e anche questo caldo. Mi sembra molto difficile finire la gara – ha spiegato l’alfiere della Honda -, sono un ragazzo che si allena molto e sono preparato fisicamente ma qui sarà difficile anche arrivare al traguardo”.
Già nel 2019 si era parlato delle problematiche presenti ad Austin, ma gli organizzatori non hanno preso in seria considerazione le richieste discusse in safety commission. “Il sottosuolo di questo circuito si muove molto e genera onde che provocano la rottura e la crepa dell’asfalto ovunque. Quando due anni fa ci siamo lamentati ci hanno detto che avrebbero asfaltato le zone peggiori – ha sottolineato Pol Espargarò -. Ciò che davvero mi infastidisce è che questo avrebbe potuto essere evitato. Mi dispiace essere critico perché volevamo correre tutti qui, è l’America e siamo usciti dall’Europa anche perché gli appassionati americani amano molto il motorsport. Ma questo circuito non è al livello di un Mondiale come la MotoGP o la F1”.
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