Verstappen critica il regolamento tecnico in vigore dal 2022 e si esprime sulla vicinanza delle nuove monoposto alle Indy.
La sensazione è che i piloti della massima serie in occasione della presentazione del prototipo di auto che vedremo in azione a partire dal prossimo campionato abbiano giocato a fare gli aziendalisti. Al di là dell’ormai famoso commento scatologico rilasciato da Daniel Ricciardo e poi rinnegato (“stavo parlando di altro”) sull’estetica delle vetture al debutto fra pochi mesi, il resto del gruppo si è mantenuto fedele alla prassi, quella dell’esaltazione. Questo almeno sulla griglia di partenza di Silverstone. Poi qualcuno è tornato sui suoi passi e ha cambiato versione.
Nello specifico ci riferiamo a Max Verstappen, per nulla persuaso dalla direzione scelta dalla classe regina. Peccato però che, dopo aver espresso perplessità sul regolamento restrittivo imposto dalla FIA ha cercato di minimizzare le critiche, correggendo il tiro e definendo le monoposto del futuro lontane da quelle standardizzate della IndyCar.
“Credo che siamo ancora distanti dalle macchine americane, ma dovremo vedere nel corso dei prossimi anni come evolveranno, cosa sarà consentito e cosa no”, ha sostenuto a Motorsport.com, affrettandosi a dire di non voler sollevare polveroni inutili.
“Come piloti vorremmo andare il più forte possibile ad ogni giro, tuttavia adesso è tremendamente difficile superare”, ha quindi spiegato appoggiando la scelta di abbassare le velocità per incrementare le possibilità di battaglia.
“Non importa se saremo più lenti tre, quattro o cinque secondi. L’importante è avere gare più divertenti”, ha poi argomentato.
E il #33 non ha certo scoperto l’acqua calda dato che è da tempo che si sostiene che le corse siano poco movimentate e soprattutto con un esito scontato già alla vigilia del weekend. Da quanto abbiamo appreso da insider i bolidi che scenderanno in pista prossimamente saranno differenti rispetto al modello mostrato in Inghilterra, ma al di là del look ciò che conta è che aiutino lo sport a tornare se non ai fasti di un tempo, almeno a far sognare gli spettatori e i driver stessi.
Chiara Rainis
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