Un inizio d’annata complicato, poi la KTM è tornata ai piani alti con il portoghese. Mentre gli altri latitano. A partire dal ternano, già in rotta con il team
Difficile ripetersi. Soprattutto ad alti livelli. Lo sa bene la KTM, che dopo un sorprendente 2020 con tre vittorie portate a casa, ha cominciato il 2021 in maniera decisamente sottotono. Anche se nelle ultime gare, qualche timido segnale di ripresa è arrivato.
E sa bene quanto sia difficile ripetersi anche Miguel Oliveira, la grande rivelazione della scorsa stagione, quando portò a casa ben due successi, in Stiria e a Portimao. Le prime gare sono state quelle più difficili, dove il portoghese ha evidenziato i maggiori problemi, anche a causa di una moto comunque decisamente meno performante dell’anno scorso.
Il ritiro a Le Mans però ha fatto scattare qualcosa in Oliveira, che da quel momento ha come acceso il motore, accelerando in maniera decisa. E i risultati dicono che, alla pausa estiva, è lui il pilota più in forma. Due secondi posti, una vittoria a Barcellona, un sesto posto ad Assen, certificano che il talento c’è e che con una moto più performante potrebbe dare fastidio a parecchi lì davanti. E non saltuariamente. Se la KTM non cresce, di sicuro il portoghese (che merita un bel 7) è pronto per il salto definitivo in qualche altro lido.
Detto di Iker Lecuona, sempre in ombra e capace di “resuscitare” solo a Le Mans e al Mugello, prima di ripiombare nei bassifondi (4 per lui, senza appello), non si è confermato Brand Binder. Anche lui nel 2020 aveva portato a casa almeno un successo, ma nella seconda parte di stagione era tornato a metà classifica. E ora lo si è visto molto al contagocce. Quinto a Portimao e al Mugello, quarto al Sachsenring, il sudafricano non ha mai convinto del tutto. Colpa sì del mezzo, ma non troppo (5 pieno per lui).
E poi c’è la grande delusione, Danilo Petrucci (al momento da 4). Dopo l’amaro addio alla Ducati, sembrava aver trovato nella KTM la casa giusta per ripartire e dimostrare che in questa MotoGP uno come lui ci sta non bene, di più. Tante le aspettative a inizio stagione, visto anche quanto fatto dai suoi colleghi solo un anno fa. E invece si è capito ben presto che la realtà era differente.
Già dopo i primi due appuntamenti in Qatar si è capito che qualcosa non andasse, il quinto e il nono posto tra Mugello e Le Mans sono stati solo due episodi isolati, ma che hanno fatto capire quanto il ternano possa rendere anche con una moto ancora ben distante dall’essere cucita addosso a lui. Ha chiesto aiuto, ma in cambio dai vertici della casa austriaca ha ricevuto solo messaggi che sembrano parlare di un addio già annunciato. E non è giusto.
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