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Motomondiale

Joan Mir e il podio di Portimao senza il capotecnico Carchedi

Published by
Luigi Ciamburro

Il team Suzuki Ecstar racconta il lavoro svolto nel box di Joan Mir nel week-end di Portimao, dopo la positività al Covid del capotecnico Carchedi.

Joan Mir (getty images)

Nell’ultima gara di Portimao Joan Mir ha strappato il primo podio stagionale, in un week-end iniziato con la brutta notizia della positività al Covid-19 del suo capotecnico Frankie Carchedi. Il tampone prima della partenza per il Portogallo ha dato esito positivo, il secondo ha confermato la diagnosi. Fortunatamente l’ingegnere era asintomatico, ma ha dovuto restare in isolamento nella sua stanza di albergo in Andorra.

Da lì ha lavorato a stretto contatto con il box di Mir, attraverso un pc, due smartphone e un tablet, per dare consigli, scaricare dati, seguire il live timing. Al suo posto Suzuki ha chiamato in fretta e furia Tom O’Kane del Suzuki Test Team, arrivato nel paddock solo giovedì pomeriggio. Frankie, Tom e l’ingegnere elettronico di Mir, Claudio Rainato, hanno lavorato a stretto contato. “Ho dovuto spiegare a Joan che Tom era un uomo Suzuki in tutto e per tutto e che non avrebbe apportato modifiche radicali alla moto – racconta il tecnico italiano sul blog Suzuki -. Penso che questo lo abbia calmato”.

Il lavoro a distanza

La collaborazione ha poi funzionato perfettamente, anche grazie al fatto che O’Kane conosce l’intera squadra e aveva già lavorato con Rainato al fianco di Aleix Espargaró. All’inizio delle prove libere il capotecnico irlandese è entrato nel box, salutato velocemente Joan Mir e si è messo subito al lavoro: “Io e Joan abbiamo avuto così poco tempo per conoscerci che dopo l’obbligatorio ‘Ciao, piacere di vederti’ abbiamo subito parlato della pista e delle gomme. È il modo migliore per un pilota e un capotecnico per conoscersi comunque “.

Nella camera d’albergo di Frankie Carchedi in Andorra, le cose non sono andate troppo bene all’inizio. “Ogni volta che scaricavo i dati, ero super impaziente e camminavo su e giù per la stanza. Il corridoio era lungo una decina di metri. Di solito corro 5 km al giorno, ma è stato difficile per me camminare perché ero rapidamente senza fiato a causa del Covid-19″, ha raccontato Frankie. E la connessione non era delle migliori il primo giorno. “Il primo giorno avevo ancora bisogno di molti codici Internet diversi perché ho superato molto rapidamente l’uso consentito del Wi-Fi. Ma sono stati così gentili da darmi un codice pin per l’hotel in modo che potessi utilizzare il Wi-Fi a tempo indeterminato”.

Tanto lavoro ripagato con il podio di Joan Mir, una grande soddisfazione per tutto il gruppo di lavoro allestito in breve tempo e a distanza. “Dopo la gara è stato piuttosto divertente quando ci siamo riuniti ai box”, ha spiegato O’Kane. “Frankie era presente in videochiamata e abbiamo posizionato lo smartphone accanto al trofeo sulla moto di Joan per scattare le foto. So che deve essere stato molto frustrante per Frankie non poter essere presente, ma è stato gentile e di buon umore per tutto il weekend”.

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Luigi Ciamburro

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