Il terribile infortunio di Marc Marquez ha lasciato il segno anche nella mente di tanti suoi colleghi, primo tra tutti Jorge Martin
“Non ho idea di come stia Marc Marquez e se riuscirà a ritornare in tempo per l’inizio della stagione, ma è chiaro che la sua situazione sia spaventosa”. Il brutto infortunio riportato un anno fa dal Cabroncito e, ancor peggio, le conseguenze del suo tentativo di rientro forzato a pochi giorni dall’operazione chirurgica, sono rimasti marchiati a fuoco nella mente di tutti i suoi colleghi piloti di MotoGP.
Che il motociclismo fosse uno sport pericoloso lo hanno sempre saputo tutti, ma che un recupero troppo forzato potesse rivelarsi così controproducente forse non è stato mai così chiaro finché non è stato l’otto volte campione del mondo a pagarne le conseguenze. E, come spiega il suo connazionale Jorge Martin, da adesso in poi nulla sarà più come prima.
“Il suo caso segnerà un confine tra il prima e il dopo nel nostro sport, sia per i medici che per i piloti”, spiega il pilota spagnolo ai microfoni del quotidiano sportivo iberico As. “I dottori non ci trattano come persone normali, perché noi lo vogliamo e abbiamo fretta di tornare, e a volte ci spingiamo troppo oltre. Io stesso tornai in Moto3 cinque mesi dopo un’operazione e salii sul podio in Austria. Ma d’ora in poi, dopo quello che è successo a Marquez, ci penseremo tutti due volte prima di tornare”.
Alla vigilia del suo debutto nella classe regina, che avverrà quest’anno sulla Ducati satellite del team Pramac, Martin attende però con maggiore impazienza di scontrarsi non tanto con Marc, ma con un altro campione, che ha fatto nascere la sua passione per le due ruote.
“Sono più emozionato di scontrarmi con Valentino Rossi in griglia, perché da bambino era il mio idolo”, spiega Jorge. “Ho una foto con lui da bambino in cui mi toccava la testa. Non credo di essermi più lavato la testa per la settimana successiva! Era a Valencia 2006, ma non fu colpa mia che perse il titolo in quella gara. Ora ci incontreremo sulla griglia di partenza della MotoGP, quando lui avrà 42 anni e io 22. Potrebbe addirittura essere mio padre. Non è più veloce come un tempo, ma bisogna dargli grande merito per il fatto che continua a correre”.
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