L’ex ciclista Federico Morini è un esempio per il recupero di Alex Zanardi: dopo un infortunio, imparò di nuovo a camminare con lo stesso protocollo di cura
“Questo posto non è un ospizio. Qui si viene per migliorare”. La clinica Villa Beretta nel lecchese, specializzata in neuroriabilitazione, dove Alex Zanardi è ricoverato da tre giorni, può davvero salvarlo. E a dare una speranza al campione paralimpico è un suo collega che è passato attraverso il suo stesso travaglio.
Si tratta di Federico Morini, ex ciclista professionista, che rischiò di rimanere immobile per colpa di un doppio sfortunato infortunio: una caduta in una scarpata in allenamento e una da una scala in ufficio. Dovette imparare da capo a camminare, come un bambino. E come dovrà fare lo stesso Zanardi. “Sarei dovuto andare proprio a Villa Beretta ma per motivi familiari mi era più comoda la Toscana”, spiega il 43enne umbro ai microfoni della Gazzetta dello Sport. “Le due strutture sono gemellate, usano gli stessi macchinari e il responsabile dell’unità riabilitativa è sempre Franco Molteni. Lì come in Brianza i protocolli sono gli stessi”.
Il protocollo con cui è stato curato Morini è dunque lo stesso a cui si sottoporrà l’ex pilota di Formula 1: “Per imparare di nuovo a camminare, perché di questo si tratta, ho usato uno strumento che si chiama Lokomat e che hanno anche a Costa Masnaga. In poche parole vieni imbragato e appoggiato su un tapis roulant. La macchina fa fare agli arti il movimento cinetico della camminata, mentre il carico dei piedi sul tappeto viene fatto via via aumentare. Pian piano si rifà il tono muscolare, ma soprattutto si stimola il sistema nervoso. Il problema infatti è che incidenti del genere sono un reset per il cervello. Devi imparare a muoverti come farebbe un bambino. La motivazione, la ‘testa’ è tutto, perché il corpo soprattutto all’inizio non sente, tanto è vero che se ti alleni troppo ti vengono le piaghe”.
L’ottimismo nei confronti delle possibilità di recupero di Alex è elevato: non solo per la grande professionalità dei medici, ma anche e soprattutto per la sua straordinaria forza mentale: “Credo che l’aspetto fondamentale sia la sua lucidità. Se hai un minimo di coscienza di quello che è successo, allora viene fuori tutto ciò che hai dentro. Finisce che sei tu che motivi i medici e i fisioterapisti e lo fai vedendo i piccoli miglioramenti: prima muovi in dito, poi due, poi l’avambraccio e via così. Io avevo un protocollo di tre ore, ma stavo in palestra quattro ore e mezza. Se poi sei Alex Zanardi, chi lavora con te sa che fuori dalla clinica c’è il mondo che vuole sapere come stai e ci dà dentro ancora di più”.
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