Il professor Carlo Tranquilli, medico dello sport, lancia un avviso a Marc Marquez: “Un altro incidente metterebbe a rischio la funzionalità del braccio”
“I medici si assumono una grossa responsabilità dando l’ok a Marc Marquez per correre già domenica. Evidentemente confidano molto nei loro metodi di valutazione”. Nel coro delle voci che si complimentano con il campione del mondo in carica della MotoGP per il coraggio che lo porterà a tentare di correre già questo weekend, al Gran Premio dell’Andalusia, ce n’è una che stecca.
Ed è quella di un medico, che mette in luce i rischi enormi a cui il Cabroncito si sottopone scendendo in pista a meno di una settimana dalla frattura all’omero destro, che ha riportato domenica scorsa a Jerez de la Frontera. Nonostante l’intervento chirurgico per inserire la placca, infatti, sarebbero state necessarie almeno tre settimane per il recupero completo.
“Parliamoci chiaro, siamo ben lontani dai tempi fisiologici di guarigione dell’osso, anche se le moderne tecniche d’intervento fanno effettivamente miracoli”, spiega ai microfoni dell’agenzia di stampa Ansa il professor Carlo Tranquilli, ex direttore dell’Istituto di medicina e scienza dello sport del Coni. “Ma un altro incidente potrebbe mettere a rischio la funzionalità dell’arto e allora sì che i tempi di recupero sarebbero molto più lunghi. Marquez è stato già ‘fortunato’ a non subire lesioni al nervo radiale, piuttosto frequenti in questo genere di fratture. Del resto mi sembra che lo stesso professor Mir, che lo ha operato, fosse prudente sui tempi di recupero, parlando di Brno, ai primi di agosto”.
Tranquilli parla di “effetti devastanti” in caso di ulteriore caduta, che rischierebbero addirittura di compromettere l’uso del braccio del pilota catalano. Ma non è tutto, c’è anche un profilo “etico-sportivo, anche se ormai certi concetti sembrano un po’ anacronistici”, prosegue. “Mi riferisco alla quantità di antidolorifici che il pilota dovrà assumere per affrontare una gara che richiede tanto impegno fisico. Dando per scontato che si tratti di sostanze non vietate, che gli permettono di correre in sicurezza, mi chiedo quanto sia corretto ricorrere a questi metodi. Soprattutto in uno sport come il motociclismo, che richiede grande reattività e vede in pista più piloti contemporaneamente”. Insomma, forse sarebbe stato meglio restare tranquillo ancora per qualche settimana.
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