Mick Schumacher, figlio del leggendario Michael, punta alla promozione in Formula 1. Ma il cugino David, figlio di Ralf, c’è già arrivato (virtualmente)
Negli anni ’90 e 2000 furono il leggendario Michael e il fratellino Ralf a difendere il nome mitico della dinastia Schumacher in Formula 1. Nella nuova generazione, questo onore potrebbe spettare ai rispettivi figli: Mick e David.
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Questa è l’opinione di uno che il mondo Schumi lo conosce bene: Willi Weber, il manager che portò nel Mondiale il sette volte campione del mondo, e che oggi ha perso i contatti con la famiglia da dopo il tragico incidente sugli sci.
Di Mick Schumacher sappiamo ormai quasi tutto: l’erede del Kaiser è allievo della Ferrari Driver Academy, corre in Formula 2 con il team Prema e punta ad una futura promozione. Meno nota è la carriera del cugino David, il figlio di Ralf, nelle monoposto, che però lo ha portato ad esordire per primo in F1, sebbene solo nella sua versione virtuale.
Il 18enne ha infatti partecipato al Gran Premio simulato ufficiale di domenica scorsa con i colori della Racing Point. E chissà che, dunque, un giorno Schumi III e Schumi IV, come si sono affrettati a ribattezzarli i giornalisti tedeschi, non si ritrovino fianco a fianco, uno contro l’altro, nel massimo campionato automobilistico.
“Sì, sarebbe bello”, immagina Weber ai microfoni del quotidiano teutonico Kolner Express. “Tengo le dita incrociate per entrambi. Sarei davvero contento di vederli presto in pista, anche perché l’automobilismo mi manca”.
Weber ha rivelato di essere ancora in contatto con l’altro suo ex protetto Ralf Schumacher: “Con lui parliamo spesso al telefono. Ha chiuso la vecchia squadra di kart di Schumacher ed è tornato ad Hallwang con David, per concentrarsi sulla sua carriera”.
L’ex manager ha inoltre rivelato di aver recentemente preso parte ad alcune interviste per un documentario ufficiale su Michael Schumacher: “Sì, la troupe è venuta da me un paio di volte e mi ha chiesto di girare diverse scene. Ralf non voleva partecipare, per motivi suoi, ma alla fine ha accettato di commentare solo sulle questioni sportive, non su quelle private”.
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