Robert Kubica ha rivelato di aver dovuto far fronte a delle accuse di doping nelle fasi iniziali della sua carriera automobilistica.
Il polacco non è mai stato un grande fan della F1 e probabilmente neppure sognava di diventare una stella del suo firmamento, ma dopo averne intravisto l’innegabile talento alla guida di un fuoristrada, il padre decise di fare le cose in grande è di dare vita alla Go-Kart, una scuderia in grado di sostenere e far procedere la carriera del giovane Robert.
Nel 1998 la scelta di venire a correre nel Bel Paese essendo troppo giovane per competere nella serie nazionale.
“Le gare più importanti si svolgevano in Italia. Era un po’ il centro del mondo del karting. Allora era il campionato più importante a livello europeo e non solo. Di certo era il più complesso ed io sono stato il primo straniero a vincere”, ha raccontato il 35enne al Live Broadcast su Instagram.
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Il dominio in quella stagione e nella successiva, non portarono però solo buone nuove per Kubica. Alcuni cominciarono ad accusarlo di essere un dopato. Il motivo stava nel fatto che nessuno sapeva spiegarsi certe prestazioni non disponendo, lui, di grandi risorse finanziarie.
“Vennero fatti commenti molto negativi su di me, anche quando lasciai la disciplina. Dicevano che ero un drogato. Incredibile! In realtà pur avendo 13 – 14 anni sapevo concentrarmi molto più degli altri ed ero più intelligente. E’ questo che mi ha consentito di avere successo e di impormi anche quando la velocità pura non era l’elemento più importante”, ha considerato.
E a proposito della mancanza di un budget di livello come quello di molti suo concorrenti, il tester Alfa Romeo ha scovato nel cassetto dei ricordi: “Al mio debutto tutti disponevano di kart bellissimi, io invece non avevo sponsor solo uno sticker col mio nome, avevo una tuta normalissima e il mio casco era bianco”. Un esempio, questo, di come le capacità sommate alla tenacia riescano comunque a fare la differenza.
Chiara Rainis
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