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La F1 teme la crisi finanziaria: scatta il blocco agli stipendi dei piloti?

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Alessandro

La Formula 1 pensa ad una soluzione in stile Juventus, congelando gli stipendi dei piloti. Pronti anche aiuti economici per le squadre in crisi

Max Verstappen, Lewis Hamilton, Valtteri Bottas, Charles Leclerc e Sebastian Vettel (Foto Lluis Gene/Afp/Getty Images)

Congelare gli stipendi dei piloti di Formula 1, proprio come hanno accettato di fare gli atleti di alcune grandi squadre di calcio, Juventus in testa. L’ipotesi ora viene avanzata in modo esplicito, per rimediare almeno in parte alle difficoltà economiche a cui le scuderie andranno inevitabilmente incontro in questo periodo senza gare.

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A sostenerlo è un grande ex come Ralf Schumacher: “Campioni strapagati come Hamilton avrebbero delle ottime opzioni per accettare una soluzione del genere”, ha dichiarato ai microfoni di Sky Germania. Se non si troverà una soluzione, infatti, il rischio è che le difficoltà possano minare la sopravvivenza di interi team, a partire dai più piccoli.

I rischi per i piccoli e i grandi team

“In termini di flusso di cassa, non so come andranno le cose per Williams o Haas, che sono i primi a rischio”, spiega Schumacher. “Parliamo di migliaia di dipendenti, il che significa migliaia di famiglie che in qualche modo devono arrivare alla fine del mese in momenti difficili”.

Ma anche le squadre più grandi non sono esenti dai problemi: “Al momento dobbiamo preoccuparci anche di loro. Certo, la Ferrari in Italia al momento ha preoccupazioni molto diverse che non le fanno pensare molto alla prima gara di luglio. Ma anche ciò che accadrà alle grandi multinazionali non può essere previsto oggi”.

Fabbriche chiuse, fabbriche aperte

La Ferrari ha deciso di riprendere i lavori di produzione nella sua sede di Maranello il prossimo 14 aprile, ma per altri team di Formula 1 le porte potrebbero rimanere chiuse molto più a lungo. “Dipenderà dalla situazione in Inghilterra, in Italia e dagli sviluppi”, ha ammesso il team principal della Alfa Romeo, Frederic Vasseur, al quotidiano svizzero Blick. “L’attuale periodo di chiusura potrebbe essere esteso”.

Nel Regno Unito, i team come Red Bull, Racing Point, Haas, McLaren, Mercedes, Renault e Williams hanno deciso di continuare a lavorare, ma per costruire ventilatori polmonari, utilizzati dal sistema sanitario inglese per curare i malati di coronavirus. “La produzione qui è già iniziata”, ha spiegato Helmut Marko ai microfoni della tv austriaca Orf. “Questo è il grande vantaggio della Formula 1: possiamo reagire alle più grandi sfide tecnologiche nel minor tempo possibile, con grande velocità”.

Leggi anche —> I team di F1 fanno “progressi significativi” nella lotta al coronavirus

Pronti gli aiuti economici alle squadre

Il plenipotenziario della Red Bull, del resto, è più ottimista di Ralf Schumacher e ritiene che i rischi economici per le squadre siano calcolati e sostenibili: “Nessuno di noi è in pericolo grave”, ha spiegato, “perché in caso di emergenza c’è anche un piano per fornire assistenza economica. Le squadre riceverebbero un sostegno finanziario, se necessario”.

E le prime contromisure intraprese dall’organizzazione del campionato sono state “corrette”, sempre secondo Marko. “È stata anticipata la pausa estiva, è stata rinviata l’introduzione del nuovo regolamento tecnico e tutti i test durante la stagione sono stati cancellati. Questo permetterà a tutti i team di restare nei budget”.

La Formula 1 ce la farà

Anche l’ex patron della Formula 1, Bernie Ecclestone, è convinto che il massimo campionato a quattro ruote supererà anche questa crisi: “La Formula 1 sopravviverà in qualsiasi forma, nonostante i tempi difficili”, ha chiosato ai microfoni del sito specializzato inglese F1 Insider. “Perché è più grande dei singoli individui. I viaggi sulla luna erano necessari? Servivano ad eliminare la fame nel mondo? No, ma l’umanità ne era comunque affascinata. Alla gente servono eroi”. Soprattutto in momenti così duri.

Sebastian Vettel e Lewis Hamilton (Foto Clive Mason/Getty Images)
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Alessandro

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