Una supercar da famiglia che si piega alle regole senza perdere il sorriso: così BMW ripensa la M5 per l’era Euro 7, limando cavalli ma puntando a lasciare intatto ciò che conta davvero alla guida.
La nuova BMW M5 — in versione berlina e Touring — si prepara alla normativa Euro 7 del 2027 con un aggiornamento mirato. Il cuore resta un V8 biturbo, ma la potenza scende dai 577 CV a un intervallo indicativo di 536-544 CV. Non ci sono al momento schede tecniche definitive pubbliche. C’è però una direzione chiara: rispettare le emissioni senza snaturare l’auto.
Nuovi catalizzatori, filtri, software di omologazione più severi. Tutto aggiunge complessità, qualche chilo e resistenze nello scarico. Da qui il taglio di cavalli. È contenuto, fisiologico, quasi la tassa d’ingresso nel futuro a combustione regolata.
Nella vita reale, pochi guidano una M5 al limite. Conta come spinge a 2.000 giri in uscita da una rotonda. Conta la risposta tra la seconda e la terza, quando sorpassi con poco spazio. Qui entrano in gioco la curva di coppia, la gestione dell’aria e una trasmissione che sa cosa fare. BMW non ha diffuso i dettagli di coppia e rapporti per questa revisione. È però plausibile che l’erogazione sia stata resa più piena ai medi. È una strada già vista: meno picco, più area sotto la curva.
È che l’obiettivo dichiarato è mantenere inalterate le principali prestazioni percepite. In assenza di dati ufficiali sui tempi, la logica tecnica suggerisce accelerazioni simili nello 0-100 e nelle riprese grazie a mappature dell’accelerazione più aggressive, gestione termica più fine e, se presente, un volano motore e una calibrazione del cambio ottimizzati. Alcuni costruttori hanno già recuperato così i decimi persi in omologazione. Qui lo scenario è analogo.
Una M5 vive di ripetibilità: giri su giri, chilometri su chilometri. La sfida Euro 7 non è “fare il tempo”, ma farlo sempre, con caldo e freddo, in città e in autostrada. Se l’auto accelera uguale con il climatizzatore acceso e tre passeggeri a bordo, il numero di CV assoluti interessa meno. Conta la fiducia.
La berlina resta la scelta classica: equilibrata, silenziosa, elegante. La Touring aggiunge praticità senza perdere tono. Con bagagliaio pieno e un cane dietro, la differenza la senti sulla bilancia, non nel volante. Se BMW ha davvero lasciato invariata la taratura delle sospensioni attive, le due anime restano sovrapponibili in guida normale. Anche l’acustica merita una nota: con dispositivi anti-emissioni più efficaci, il timbro del V8 può risultare leggermente più filtrato. È il prezzo della convivenza con regole più strette, non della perdita di carattere.
Meno potenza di picco, stessa sostanza dove serve. La domanda, allora, è semplice: per goderti una M5, ti serve davvero un numero più alto sulla brochure o ti basta quella spinta piena che ti mette in pace con la strada? Io penso alla luce di un tardo pomeriggio, asfalto pulito e un rettilineo breve. Piede giù. La macchina va. E il pensiero vola un po’ più in là del 2027.
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