Box semioscuri, odore di gomma e pellicole che scivolano: due moto avanzano piano, il nero respira, il rosso pizzica la retina. Non serve altro per far alzare il volume al cuore.
Aprilia ha tolto i teli. Le nuove livree per la MotoGP 2026 sono qui, mostrate da Marco Bezzecchi e Jorge Martin senza effetti speciali, con gesti misurati. L’atmosfera è quella giusta: precisione, calma, ambizione chiara. Noale guarda avanti e si vede.
Chi segue la casa veneta conosce il copione visivo. Base scura, contrasti netti, ritmo grafico veloce. La RS‑GP vive di equilibri sottili anche nell’immagine. La novità, però, non sta nei lampi di colore. È una questione di identità. E di coraggio.
Bezzecchi sorride di taglio. Martin osserva, mani sui fianchi, come in griglia. Il linguaggio del corpo dice concentrazione. Non serve audio per capirlo: la stagione lunga chiede idee chiare e marchi che parlino forte.
La palette resta aggressiva. Toni scuri e inserti vivi migliorano la leggibilità in TV e nelle foto ad alta velocità. Il rosso firma il brand, il metallo entra dove serve luce. I codici colore ufficiali non sono stati diffusi; Aprilia non ha pubblicato specifiche tecniche della vernice o dettagli aerodinamici legati alla grafica. Coerenza, però, sì: la struttura delle superfici guida l’occhio verso il frontale, poi scorre sulla fiancata e risale al codone. È un percorso pensato.
Ci sono dati che pesano. Martin è stato vicecampione nel 2023, tra i migliori in qualifica e nei duelli corti. Bezzecchi ha firmato tre vittorie nello stesso anno, talento pulito in entrata curva e gestione gomma matura. Aprilia ha rotto il ghiaccio con la vittoria di Termas de Rio Hondo 2022. Da lì ha costruito una traiettoria. Queste livree non promettono miracoli. Promettono metodo.
E poi, il punto che cambia la scena a metà svelamento. Sulla grande “A” del marchio entra un nuovo segno. Un leone. Non come decorazione marginale, ma come accento visivo che morde la lettera. Il simbolo dialoga con la terra di Noale, con un Veneto che ha nel leone un emblema storico di forza e custodisce il senso del progetto: coraggio, disciplina, fierezza. È branding, certo. È anche un messaggio ai box rivali.
Il dettaglio funziona perché risuona con chi guiderà. Martin porta la lama sul giro secco, il colpo d’occhio spietato. Bezzecchi costruisce ritmo, piega lungo, sente la moto sul polso. Due stili diversi sotto lo stesso logo. La grafica li unisce senza confonderli: numeri puliti, contrasti utili per i sorpassi in gruppo, riconoscibilità immediata anche di notte.
Non risultano rese note le misure esatte dei font, né la grammatura delle pellicole o soluzioni riflettenti. Ma si percepisce la cura. La “A” con il leone compare sui punti più fotografati: fiancata, airbox, serbatoio. Niente sovraccarico, niente fronzoli. L’occhio legge rapido, il cervello registra. È così che un segno diventa abitudine, e un’abitudine diventa identità.
In fondo, una livrea ben riuscita fa due cose semplici. Ti fa trovare la moto in un istante. Ti fa immaginare come attaccherà il prossimo curvone. Qui succede. Sarà interessante vedere come questo ruggito grafico suonerà sotto i riflettori del Qatar. Se il leone è già sulla “A”, chi sarà il primo a farlo sentire al via?
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